Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Abu Mazen e le barbe degli islamisti un editoriale sul conflitto interno dei palestinesi
Testata: Il Foglio Data: 04 dicembre 2007 Pagina: 3 Autore: la redazione Titolo: «In barba a Hamas»
Dal FOGLIO del 4 dicembre 2007:
A quanto pare il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, avrebbe ordinato di radere la barba ai dirigenti di Hamas catturati dalle forze di polizia palestinesi. Si tratta di un oltraggio per i fondamentalisti islamici che considerano l’onore del mento una forma di particolare conformità agli insegnamenti del Profeta. Anche in altre culture e in altri tempi il taglio della barba è stato considerato un segno di secolarizzazione. Il caso più celebre è quello di Pietro il grande, che impose ai boiardi di tutte le Russie di radersi la barba, se non volevano che gliela facesse tagliare lui insieme alla testa. In quel modo lo zar intendeva promuovere, perfino simbolicamente, l’europeizzazione del suo paese, anche se in questo modo suscitò proteste e congiure, compresa quella in cui fu implicato suo figlio. Qualcosa del genere fece Kemal Atatürk, che per giunta cercò di imporre la sostituzione dei turbanti con i cappelli di feltro all’occidentale, ma alla fine, poiché con le lobbie non si poteva portare la fronte a terra per la preghiera islamica, dovette accedere al compromesso del fez. Anche tra gli ebrei, il passaggio dalla prima generazione di sionisti, caratterizzati dalle fluenti barbe alla Theodor Hertzl, a quella glabra dei fondatori di Israele caratterizzò la svolta laica del movimento. La decisione dell’Autorità palestinese, nelle circostanze attuali, probabilmente ha anche il senso di una reazione alla tracotanza di Hamas che, dopo il colpo di stato con cui si è impadronito di Gaza, continua a perseguire con la violenza la disgregazione dell’entità palestinese e la guerra santa con Israele. Tagliare la barba ai dirigenti di Hamas arrestati, in questo quadro, appare come una scelta di umiliazione non cruenta, un atto simbolico per riaffermare l’autorità contestata di Abu Mazen. E’ comprensibile. Però si potrebbe sommessamente osservare che se un qualunque governo occidentale avesse deciso di fare lo stesso nei confronti di estremisti islamici arrestati sarebbe stato, quanto meno, condannato dall’Onu per islamofobia.
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