Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Repressione contro Hamas in Cisgiordania la cronaca di Davide Frattini
Testata: Corriere della Sera Data: 03 dicembre 2007 Pagina: 13 Autore: Davide Frattini Titolo: «Abu Mazen, guerra a Hamas Barbe tagliate agli estremisti»
Dal CORRIERE della SERA del 3 dicembre 2007, uno spaccato dei rapporti interni tra le fazioni palestinesi nella cronaca di Davide Frattini:
GERUSALEMME — I vicini passano a trovare lo sceicco Husam e provano a non fissargli la faccia. Anche se sta ricrescendo, la barba islamica che esibiva da vent'anni non c'è più. Portata come un simbolo e una bandiera, rasata in pochi minuti da un agente della polizia palestinese. Husam Harb è stato arrestato alla metà di ottobre. L'hanno preso dal villaggio di Skaka, vicino a Nablus, e portato in un appartamento di Ramallah, dentro a uno di quei palazzoni bianchi che fanno da prigioni dell'intelligence. Ci ha passato un mese, accusato di incitare i giovani alla ribellione dal pulpito della moschea. «I suoi sermoni sono contro l'Autorità palestinese. Spingeva i ragazzi a scrivere graffiti e ha usato anche suo figlio per diffondere l'odio. L'abbiamo interrogato, non ci sarà processo», spiega Mansour Bani Odeh, l'ufficiale che ha seguito il caso. Una sera, una delle guardie è entrata nella cella e ha detto a Harb che aveva ricevuto l'ordine di raderlo. «Ho provato a spiegargli che ero un religioso, che perdere la barba era un'umiliazione per un musulmano », racconta. «Mi ha risposto che se mi opponevo, avrebbero usato la forza. È durato poco, ma sono rimasto scioccato per giorni». «L'abbiamo fatto per ragioni igieniche — replica l'ufficiale —. È una procedura normale nelle prigioni». Un altro agente dei servizi segreti ammette che la rasatura è efficace nella guerra contro Hamas. «Sono imbarazzati, perdono l'orgoglio — spiega al quotidiano Jerusalem Post —. Funziona. L'abbiamo già provato prima». Prima è una decina di anni fa, quando Yasser Arafat aveva deciso di provare a domare il movimento islamico. Il rasoio era finito in mano a Mohammed Dahlan e ai suoi uomini a Gaza. Duemila miliziani vennero arrestati e disarmati. Chiusi in carcere, sbarbati, forse torturati. Mahmoud Zahar, uno dei leader più oltranzisti, parla ancora dei maltrattamenti subiti nelle celle del raìs e non ha mai dimenticato il disonore di quella barba tagliata. Farla crescere per gli islamici è un precetto. «Tagliati i baffi e coltiva la barba», avrebbe detto Maometto. Yusuf Al Qaradawi, influente teologo vicino ai Fratelli Musulmani, spiega che è il modo per differenziarsi dai non musulmani. «Radersi è un atto di ribellione contro la natura dell'uomo, vuol dire imitare le donne. I peli sono un segno di maturità e per molti studiosi è haram, proibito, toglierli». Il governo di Salam Fayyad è all'offensiva contro i sostenitori di Hamas in Cisgiordania. Il movimento integralista sostiene che lo stesso trattamento riservato allo sceicco Harb è toccato a decine di affiliati. Gli arresti e i controlli vogliono impedire ai fondamentalisti di organizzarsi, di preparare il colpo militare che dalla Striscia di Gaza i leader più duri minacciano. «Il prossimo autunno pregheremo nella Muqata di Abu Mazen», proclama Nizar Rayan. Il presidente e il suo primo ministro hanno preso sul serio l'avvertimento: Rayan all'inizio di giugno aveva promesso di inginocchiarsi a salmodiare nel palazzo di Abu Mazen a Gaza. È successo quindici giorni dopo.
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