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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Rassegna Stampa
01.12.2007 Blair fra Olmert e Barak
l'analisi di Anna Momigliano

Testata:
Autore: Anna Momigliano
Titolo: «Blair fa il mediatore (però tra israeliani)»

Sui rapporti all'interno del governo isrealiano, pubblichiamo l'analisi di Anna Momigliano sul RIFORMISTA di oggi, 01/12/2007 a pag.1.

In Israele il caso politico ha un nome e cognome, Ehud Barak, e la faccenda si è fatta talmente seria che in mezzo ci si è dovuto mettere Tony Blair. Sono mesi che il ministro della Difesa, nonché leader del partito laburista, Barak tenta di mettere il bastone tra le ruote al premier Ehud Olmert: più o meno da quando è stato annunciato il vertice di Annapolis, e ancor più da quando è cominciato a diventare chiaro che qualcosa dal summit sarebbe uscito. Fin dall'inizio Barak ha cominciato a remare contro la conferenza di pace, sostenendo che le concessioni ai palestinesi avrebbero messo a repentaglio la sicurezza di Israele. Un'obiezione che suona un po' strana se sollevata da uno come Barak, che passò alla storia come "il premier che fece più concessioni agli arabi": c'era lui a capo del governo ai tempi degli accordi di Camp David II, nel 2000. Barak per tradizione è una colomba, nell'accezione israeliana del termine che prevede comunque un solido background militare. Il suo curriculum somiglia a quello di un Rabin minore: un passato da eroe di guerra, da giovane guidava il più prestigioso commando d'élite dell'esercito, il sayeret maktal , si racconta sia pure un esperto di arti marziali, ma da quando è entrato in politica ha sempre sostenuto il processo di pace, e nel 1999 ha vinto le elezioni proprio grazie alla promessa di porre fine alla guerra in Libano. Adesso i ruoli si sono invertiti: Olmert, tradizionalmente considerato un falco, sostiene la Roadmap, mentre Barak fa di tutto per bloccarlo. È persino andato a Washington nel tentativo di convincere Dick Cheney che prima di un accordo con gli arabi serve un sistema anti-missilistico stratificato (roba futuristica pure per gli americani) a Tel Aviv. Ora, in Israele vale una sorta di legge del contrappasso: per vincere una guerra serve la sinistra, per fare la pace è meglio la destra. Eppure negli attacchi di Barak c'è qualcosa che non quadra: «Le motivazioni ciniche del ministro della Difesa sono evidenti», scrive Yediot Ahronot , «ostacolando la pace di Olmert spera di consolidare le proprie credenziali di garante della sicurezza in vista delle prossime elezioni». Un'altra interpretazione maligna è che, dopo il fallimento del suo accordo di pace, Barak proprio non può sopportare che Olmert riesca dove lui ha fallito - chi ha lavorato a stretto contatto con Barak ai margini di Camp David racconta che i negoziati sono saltati anche per la sua incapacità di negoziare.
Adesso Barak minaccia di lasciare il governo quando il suo partito avrà i numeri per guidare il paese. Cioè non a breve. Inoltre un sondaggio pubblicato ieri da Yediot sostiene che la posizione di Olmert si sta consolidando. Ma comunque la situazione è sgradevole, e quindi ad abbassare i toni arriva Blair, che da inviato per il Medio Oriente ha rilasciato un'intervista a Haaretz , in cui si parla molto del caso Barak. Blair racconta di essersi confrontato con il ministro della Difesa e di esserne uscito ottimista: non è ancora convinto, però ascolta. A tratti prende le difese di Barak, se è tanto scettico su Annapolis bisogna capirlo: è rimasto scottato da Camp David. Umanamente, ne tesse pure l'elogio: ci sono due tipi di politici, spiega, quelli che ragionano in base ai propri tornaconti e quelli pensano a fare la cosa giù. «Barak appartiene alla seconda categoria».

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