giovedi` 29 ottobre 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Un pro-pal marocchino dietro le manifestazioni 26/10/2026 (Video di Ciro Principe)


Clicca qui






Informazione Corretta Rassegna Stampa
29.10.2026 I partiti arabi all'indomani del voto
Analisi di Mattia Preto

Testata: Informazione Corretta
Data: 29 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Mattia Preto
Titolo: «I partiti arabi all'indomani del voto»

I partiti arabi all'indomani del voto

Analisi di Mattia Preto


Mattia Preto

 

L’exploit dei partiti arabi in Israele è l’ennesima dimostrazione della forza democratica di un paese che va oltre lo stereotipo di chi la vuole criminalizzare, anche se i risultati sono provvisori il balzo in avanti della Lista Unita e di Ra’am mostra di come i circa due milioni di arabi musulmani si sentono parte di un Israele che muta nel tempo e che alla luce dei risultati, riscopre una comunità che ha scelto la via democratica e non la lotta armata a cui gli aveva chiamati Hamas, il loro rifiuto e la volontà di partecipazione pone nuovi quesiti su maggioranze e negoziazioni.

 

I risultati

Durante tutta la giornata di ieri è risultato decisivo l’aumento dell’affluenza in città a maggioranza araba come Kafr Qasim, Nazareth, Umm al-Fahm, Sakhnin e Rahat, la Lista Unita è risultata molto più forte nei villaggi del nord rispetto a Ra'am più forte a sud, in quanto molto più radicato tra i beduini del Negev. Umm al-Fahm ha registrato i numeri più alti per la Lista Unita, dove ha raccolto il 90% circa dei voti, mentre Ra'am è uscita vittoriosa in modo schiacciante nel seggio di Rahat, dove ha ottenuto l’85% circa dei voti. Il partito Ra’am ha ottenuto 7 seggi mentre la Lista Unita potrebbe aver raggiunto 11. I partiti arabi possono fare la differenza in un ambito più ampio legato alle coalizioni, anche se fino a prima delle elezioni solo Yair Golan ha aperto a una possibile coalizione con i partiti arabi, questo isolamento è dovuto soprattutto dalle loro ambiguità nei confronti di Hamas. In questo momento i seggi portati dagli arabi potrebbero portare la maggioranza proprio al Blocco del Cambiamento, così chiamata la coalizione guidata da Einsenkot, i leader di Yashar! aveva già detto che non creerà una coalizione con i partiti arabi.

 

La loro composizione

Cerchiamo di capire come sono composte le liste arabe, sono due, una è Ra’am guidato da Mansour Abbas, al secondo posto delle lista elettorale troviamo Yoav Segalovitz, ebreo che si definisce sionista ed ex alto funzionario della polizia ma fu anche viceministro della Pubblica sicurezza nel governo Bennett-Lapid (2021–2022). L’altra è la Lista Comune formata da Ta’al acronimo di "Movimento Arabo per il cambiamento", Balad “paese/terra” e Haddash, quest’ultimo nasce come partito di estrema sinistra, non espressione diretta delle comunità arabe, anche se attualmente è guidato da un arabo. Le due liste si sono separate soprattutto perché Mansour Abbas vuole fortemente entrare a far parte del governo perché crede che restare all’opposizione per decenni non sia utile per far valere gli interessi degli arabi.

La Lista Unita invece è in netta contrapposizione a questa visione, vogliono aumentare i consensi restando ancora all’opposizione se necessario, il leader di Ta’al, Ahmad Tabi, partito membro della lista unita ha dichiarato che non vede di buon auspicio nessuno tra Netanyahu e Eisenkot, ma conferma la volontà della lista di far perdere il Primo Ministro uscente.

Le loro linee sono di fatto simili, con gli interessi degli arabi al centro, da una parte più pronti al compromesso come Abbas dall’altra la Lista Unita decisamente più intransigente.

 

Le ambiguità verso Hamas

Capitolo a parte per la questione Gaza, tutti i partiti hanno condannato l’attacco del 7 ottobre 2023, ma vanno segnalate alcune dichiarazioni al quanto ambigue, Abu Shehadeh, leader di Balad, all’indomani del 7 ottobre descrisse gli eventi come qualcosa di storico importante e spinse a trarne insegnamenti, successivamente si difese dicendo di non aver mai incitato alla violenza, nel luglio del 2026 ha dovuto rispondere di queste parole davanti alla legge, a pochi giorni dalle elezioni infatti Abu Shehadeh ha ritirato la sua candidatura, nonostante non fosse stata emessa ancora nessuna sentenza e ammettendo che alcune frasi erano state formulate male.

Anche Abbas Mansour, non è stato da meno, nonostante abbia condannato il 7 ottobre non ha mai risposto in modo chiaro a chi gli chiedesse se Hamas fosse un’organizzazione terroristica o meno, questa visione va in contrapposizione alla sua idea di partecipare ad ogni costo al governo. Non definire Hamas un’organizzazione terroristica è un errore molto grave che per ora sta precludendo ogni possibile entrata nelle coalizioni già esistenti.

 

Per la prima volta i partiti arabi sono riusciti a muovere i voti verso di loro come mai prima d’ora, in un periodo in cui Israele ha trovato nuovi alleati arabi, come Emirati Arabi Uniti e Marocco, ma anche fronti che si sono riaccesi come Gaza, Libano e Yemen, in questo momento i partiti arabi sembrano poter raggiungere 17-18 seggi in parlamento, una minoranza non indifferente che potrebbe essere decisiva più di quanto sembrasse prima delle elezioni. 

 


takinut3@gmail.com

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT