Iran, il nuovo ministro della Difesa è l’uomo dei missili Cronaca di Rosa Davanzo
Testata: Setteottobre Data: 20 ottobre 2026 Pagina: 1 Autore: Rosa Davanzo Titolo: «Iran, il nuovo ministro della Difesa è l’uomo dei missili»
Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Rosa Davanzo dal titolo: "Iran, il nuovo ministro della Difesa è l’uomo dei missili"
L’Iran affida il proprio arsenale missilistico a uno degli uomini che hanno contribuito a costruirlo. Mehrdad Akhlaghi Ketabchi, 68 anni, dirigente di lungo corso dell’industria militare iraniana e già colpito dalle sanzioni americane, è stato nominato oggi, 18 ottobre, ministro della Difesa con il voto favorevole del Parlamento. La sua designazione indica con chiarezza la priorità di Teheran, impegnata a ricostituire le capacità militari compromesse dalla guerra con Israele e Stati Uniti.
Ketabchi prende il posto di Aziz Nasirzadeh, ucciso il 28 febbraio durante gli attacchi israelo-americani che hanno aperto il conflitto. Nei mesi successivi il ministero era stato guidato provvisoriamente da Seyed Majid Ebn al-Reza, destinato ora a ricoprire l’incarico di viceministro. La scelta del successore premia un tecnico dell’apparato militare, profondamente inserito nei programmi di sviluppo degli armamenti e legato alla leadership della Repubblica islamica.
Il nuovo ministro conosce dall’interno i settori più delicati della produzione bellica iraniana. Ha diretto il gruppo industriale Shahid Bagheri, specializzato nello sviluppo di missili balistici a propellente solido, una tecnologia particolarmente importante perché consente di ridurre i tempi di preparazione al lancio. Nel novembre 2014 è stato nominato alla guida dell’Organizzazione delle industrie aerospaziali del ministero della Difesa e successivamente ha diretto anche l’Organizzazione delle industrie della difesa.
Il suo nome compare da quasi vent’anni negli archivi delle autorità americane. Nel luglio 2008 il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti lo inserì nell’elenco dei soggetti sanzionati, attribuendogli un ruolo centrale nella gestione quotidiana della Shahid Bagheri e nelle trattative per l’acquisto di materiali e attrezzature necessari alla produzione missilistica.
Nel 2017 Washington lo collegò inoltre a una rete di approvvigionamento di componenti destinati alla fabbricazione di fibre di carbonio, materiali impiegati anche nella costruzione di missili e motori a razzo. Secondo i documenti americani, un dirigente della società Navid Composite collaborava direttamente con Ketabchi nella gestione finanziaria dell’azienda.
Il profilo del nuovo ministro rivela anche una fedeltà ideologica senza riserve. Durante l’intervento pronunciato oggi davanti al Parlamento, Ketabchi ha definito Israele e Stati Uniti il «fronte satanico del sionismo e dell’imperialismo mondiale», ribadendo la propria obbedienza alla guida suprema Mojtaba Khamenei e il sostegno al cosiddetto asse della resistenza.
Già il 12 ottobre, illustrando le proprie convinzioni ai parlamentari, aveva sostenuto che lo spirito di resistenza del popolo fosse persino più importante della gittata dei missili. Un’affermazione che chiarisce il rapporto tra tecnologia militare e ideologia nella concezione strategica del nuovo responsabile della Difesa.
Il programma presentato da Ketabchi punta anzitutto al ripristino delle infrastrutture industriali danneggiate dai bombardamenti, accompagnato da misure per renderle meno vulnerabili a nuovi attacchi. Sono previsti inoltre il potenziamento della difesa aerea, l’accelerazione dello sviluppo di sistemi d’arma e un maggiore coinvolgimento delle imprese private nella produzione militare.
La nomina arriva in un momento particolarmente delicato. Teheran deve fare i conti con le conseguenze delle operazioni israeliane e americane, mentre cresce il timore di una nuova fase del conflitto. La capacità di ricostituire le scorte missilistiche e proteggere gli impianti produttivi sarà determinante per le future scelte militari della Repubblica islamica.
Affidando il ministero a Ketabchi, il regime scommette sull’esperienza di un dirigente che conosce le reti di approvvigionamento e le difficoltà di produrre armamenti sotto sanzioni internazionali. La sua missione sarà restituire all’Iran una capacità offensiva sufficiente a scoraggiare nuovi attacchi e a sostenere le ambizioni regionali di Teheran.
Per Israele e Stati Uniti, la sua nomina conferma che il programma missilistico rimane al centro delle priorità strategiche iraniane. E che la ricostruzione dell’apparato militare, anche dopo i pesanti colpi subiti, rappresenta uno degli obiettivi immediati della leadership islamica.