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israele.net Rassegna Stampa
19.10.2026 A volte, leader e stati vogliono essere imbrogliati: i palestinesi lo capiscono e lo sanno fare bene
Articolo del Wall Street Journal

Testata: israele.net
Data: 19 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Wall Street Journal
Titolo: «A volte, leader e stati vogliono essere imbrogliati: i palestinesi lo capiscono e lo sanno fare bene»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un editoriale del Wall Street Journal dal titolo: "A volte, leader e stati vogliono essere imbrogliati: i palestinesi lo capiscono e lo sanno fare bene. Per l’ennesima volta Abu Mazen ha annullato le elezioni, rimangiandosi la promessa fatta a Francia e altri in cambio del riconoscimento dello Stato di Palestina. Sono stati gabbati, ma non manifestano alcun rammarico: quel riconoscimento serviva soltanto per dare addosso a Israele"

 

Scrive l’editoriale del Wall Street Journal: Ci risiamo, come ogni anno. Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha emanato un decreto per rinviare le elezioni palestinesi.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ricevuto a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron

L’anno scorso, in cambio del riconoscimento dello Stato palestinese, Abu Mazen aveva promesso al presidente francese Emmanuel Macron che nel 2026 avrebbe finalmente tenuto le elezioni.

A volte, i leader e le nazioni vogliono essere imbrogliati.

Nel giugno 2025, Abu Mazen aveva assicurato che l’Autorità Palestinese era “impegnata a organizzare elezioni presidenziali e generali entro un anno”.

Macron, in difficoltà sul fronte interno, presentò la promessa come un importante passo avanti a livello internazionale. “Alla luce degli impegni che avete assunto – scrisse – la Francia procederà al pieno riconoscimento della Palestina”.

Australia e Canada si unirono al corteo del riconoscimento statale, pur ponendo come condizione che Hamas fosse esclusa dal voto.

Ora Abu Mazen, dopo essersi consultato con i terroristi di Hamas, ha rinviato le elezioni a settembre 2027.

Ovviamente, sia l’Autorità Palestinese che Hamas danno la colpa a Israele: per cui deve essere colpa di Israele se entrambe gestiscono delle dittature, rispettivamente in Cisgiordania e a Gaza.

Quando arriveremo alla nuova data elettorale, Abu Mazen avrà 91 anni e sarà al 22esimo anno di quello che avrebbe dovuto essere un mandato di quattro anni.

Ogni anno salta fuori una scusa.

Martedì scorso Francia, Canada, Australia e Regno Unito hanno pubblicato una dichiarazione in cui esprimono “rammarico” per la decisione di Abu Mazen, ma nessun rammarico per la loro decisione.

“Elezioni credibili – scrivono – sono un elemento importante dell’impegno assunto dal presidente Abu Mazen e dall’Autorità Palestinese a favore delle riforme”.

Se ci tenessero davvero, avrebbero preteso che Abu Mazen indicesse le elezioni prima di regalargli il riconoscimento.

In realtà, ciò che volevano dall’Autorità Palestinese era soltanto una foglia di fico per coprire la loro ruffianeria politica anti-israeliana, volta a compiacere gli elettori musulmani e di sinistra nei loro rispettivi Paesi.

Il signor Abu Mazen l’ha capito fin troppo bene.

Ecco perché il programma dell’Autorità Palestinese pay-for-slay (“pagati per uccidere”), che prevede il pagamento di vitalizi ai terroristi che compiono attentati contro gli ebrei, continua a funzionare con un meccanismo modificato.

Il riconoscimento diplomatico, che l’Occidente aveva a lungo riservato al giorno in cui i palestinesi avessero raggiunto la pace tramite negoziati con Israele, è stato ceduto in cambio di nulla.

Ora non verrà revocato. Quantomeno, non da questi leader.

Il presidente Macron, il primo ministro canadese Mark Carney e gli altri sono riusciti a dimostrare quanto sia scarsa la loro influenza sia su Israele che sulla cosiddetta Autorità Palestinese “moderata”.

Nel 2000, nel 2001 e nel 2008, l’Autorità Palestinese ha respinto le offerte israeliane di pace e creazione di uno Stato palestinese.

Non vi è alcun segnale che la situazione sia cambiata, né che l’Autorità Palestinese abbia serie intenzioni riguardo a riforme, governance e democrazia.

A Ramallah non è in corso alcun processo di costruzione dello Stato: persino Macron e soci ne sono consapevoli.

Il riconoscimento di uno Stato di Palestina è stato soltanto un altro modo per attaccare Israele.

(Da: Wall Street Journal, 16.10.26)


http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm

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