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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Il Tempo Rassegna Stampa
09.04.2026 Annullato l'arresto di Hannoun. Ma al momento resta in carcere
Cronaca di Attilio Ievolella

Testata: Il Tempo
Data: 09 aprile 2026
Pagina: 13
Autore: Attilio Ievolella
Titolo: «Annullato l'arresto di Hannoun. Ma al momento resta in carcere»

Riprendiamo da IL TEMPO di oggi, 09/04/2026, a pag. 13, la cronaca di Attilio Ievolella dal titolo "Annullato l'arresto di Hannoun. Ma al momento resta in carcere"

Mohammad Hannoun

La Cassazione boccia il riesame che aveva convalidato la custodia cautelare. Per la procura diGenova è il referente della cellula di Hamas nel nostro Paese

La Cassazione annulla con rinvio l’arresto di Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione palestinesi d’Italia, residente da anni a Genova, ritenuto dalla procura di Genova a capo della cellula italiana di Hamas. Per il momento, però, resta in carcere a Terni, dove è stato trasferito dopo aver passato le prime settimane di detenzione nel carcere genovese di Marassi. Nello specifico, i giudici della Quinta Sezione Penale della Cassazione hanno annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame di Genova che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal gip nei confronti di Hannoun. Identica sorte per Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, anch’essi arrestati nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas.

Ora la palla ritorna ancora al Riesame di Genova, che avrà dieci giorni di tempo per rivalutare le posizioni dei quattro indagati, ancora, come detto, dietro le sbarre e prendere nuovamente posizione sulla conferma o meno della custodia cautelare in carcere. Invece, i giudici della Cassazione avranno trenta giorni a disposizione per mettere nero su bianco le ragioni della decisione presa ieri sera, verso le 21, dopo una lunga udienza, svoltasi, peraltro, mentre in piazza Cavour, ai piedi delle scale che portano all’ingresso del Palazzaccio’, si teneva un presidio islamico-palestinese di solidarietà ad Hannoun.


Per ora, quindi, è solo possibile ipotizzare che i magistrati abbiano dichiarato non utilizzabili i file israeliani citati dalla Procura come fonte di prova a sostegno delle accuse che hanno portato, alla fine dello scorso mese di dicembre, all’arresto e alla carcerazione di Hannoun. Questo è ovviamente il fronte più caldo. Necessario, difatti, tenere presente che Mohammad Hannoun, architetto di 64 anni, presente da anni in Italia, esponente di spicco dell’associazionismo filopalestinese in Italia come presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia, è finito nel mirino con l’accusa di essere al vertice della cellula italiana di Hamas e di avere concretamente finanziato il gruppo terroristico.


Secondo la tesi portata avanti dagli investigatori, il linguaggio dell’umanitarismo e della religiosità avrebbe fatto da schermo ad un sistema stabile dipropaganda e finanziamento del terrorismo, con una rete presente a Genova, Milano e Roma, ed attiva nella raccolta di denaro in moschee, eventi pubblici e manifestazioni, denaro poi destinato, sempre secondo gli investigatori, al gruppo terroristico di Hamas. A sostegno della tesi, poi, anche un ulteriore dettaglio: i sospetti di contiguità tra Hannoun e Hamas sono risalenti nel tempo, collegati a precedenti indagini svolte dalla Digos di Genova, in particolare tra il 2003 e il 2006, e dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza tra il 2017 e il 2021. Sospetta è risultata, almeno secondo gli investigatori, l’attività finanziaria svolta da Hannoun, in ragione di numerose segnalazioni di operazioni finanziarie sospette per trasferimenti di denaro da lui compiuti e dall’associazione benefica di solidarietà al popolo palestinese che ad Hannoun fa capo.

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