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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
08.04.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 08 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

 

2 Lettere

 

1. I fallimenti “cucinati dai gourmet” del palazzo di vetro

 

Salve Dame Devorah. 

 

Concordo con lei circa la risposta data al suo lettore, il quale avrebbe fatto entrare nella chiesa quel pizzaballa lì 

Se malauguratamente fosse accaduto qualcosa al prelato & Co, molti avrebbero immediatamente puntato il dito contro Israele; questo potremmo darlo per certo, non come ipotesi ma come scenario più che plausibile. Tajani in prima fila, non vi è dubbio alcuno. 

Purtroppo questo è. 

 

Leggevo un report d’intelligence che l’Iran ha ancora più del 50% di armi sottoterra; quei bunker sono a prova di bombe, anche le più potenti. 

L’unica possibile soluzione sarebbe quella di andare lì sul posto e minargliele tutte all’interno. Il problema enorme è che l’operazione di terra richiederebbe un numero esagerato di soldati, centinaia di migliaia, perché il territorio è enorme e le forze nemiche sono ingentissime. 

Questi demoni, dalla rivoluzione degli ayatollah fino ad oggi, hanno solamente impiegato i proventi del petrolio per armarsi, arruolare truppe, impiegare ingentissime somme di denaro per l’intelligence, interno ed esterno; interni per sottomettere completamente la popolazione, stile STASI in DDR, dove chiunque in Iran può essere un delatore, un informatore del regime. 

Per il quadro esterno, lo spionaggio, la enorme rete per il terrorismo, l’addestramento di operatori, soldati e miliziani, in Libano, Yemen, Gaza, etc. 

Uno Stato canaglia a pieno titolo, questo degli ayatollah. 

 

Ha piena ragione Trump ad indignarsi contro i cosiddetti “alleati” occidentali, Nato e Ue. 

Dalla fine della guerra mondiale, gli USA hanno contribuito con miliardi di Dollari, alla sicurezza Europea e non solo Europea, attraverso basi militari sparse ovunque, infrastrutture militari e d’intelligence, aiuti economici, consulenze strategiche, informazioni da rete satellitare, etc., e questa è stata la risposta di riconoscenza; tutti si sono sfilati dalle operazioni nel Golfo. 

Tutti tranne Israele, vero alleato, leale e affidabile. 

La Francia addirittura si è messa di traverso, brigando con il nemico, per meri interessi di bottega. 

 

Andando contro Trump si va contro gli USA, contro la libertà, le conquiste civili e il benessere di cui tutti gli alleati d’Occidente si sono avvalsi dal ‘45. 

Una vergogna incancellabile. 

 

La sinistra si è affrettata a criticare la Meloni, per gli incontri avuti con i regnanti delle nazioni del Golfo. 

Intanto è stata l’unica, coraggiosamente, che è atterrata in quei luoghi presi di mira da missili e droni di Teheran. 

Ha garantito appoggio difensivo, con la fornitura di attrezzature militari atte allo scopo. 

Ha tessuto accordi per il rifornimento energetico. 

 

Cosa piagnucolano i sinistri Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli, Coccia e Boldrini, quale grave colpa avrebbe la Premier, forse quella di contrastare il potere degli ayatollah? 

Se questa è l’accusa, palese o paludata, sappiamo con certezza in quale parte della barricata militano questi sinistri; con coloro che impiccano dissidenti e omosessuali, lapidano le donne e soggiogano la popolazione da decenni attraverso un regime anti umano, repressivo e violento, si adoperano fattivamente al tentativo di distruggere lo Stato ebraico, il tutto contro ogni trattato internazionale. 

 

Sappiamo però l’Onu come difenda questi regimi e come la sinistra e il Presidente della Repubblica italiana adorino questo ente pleonastico e dannoso, invocandolo a sproposito e anelando a fantasiosi interventi, mai utili o risolutivi, come la storia di questa organizzazione ha tristemente raccontato: il Libano è solo uno degli ultimi esempi, ma potremmo ricordare la strage di Srebrenica con oltre 8.000 persone trucidate davanti agli occhi dei caschi blu olandesi dell’Onu, oppure la strage ruandese, avvenuto dal 7 aprile al 19 luglio 1994 durante la guerra civile, nel corso della quale si stima che tra i 500.000 e il milione di tutsi e hutu siano stati uccisi proprio da estremisti hutu, ma possiamo aggiungere anche il Darfur in cui circa 2,7 milioni di persone sono state messe in fuga e le vittime superano ormai le 400.000 persone. 

Nel settembre 2005, 191 capi di stato membri dell'ONU hanno firmato a conclusione del vertice ONU a New York un documento che fissava la responsabilità della comunità internazionale nel proteggere le popolazioni civili da genocidi, crimini di guerra, pulizie etniche e crimini contro l'umanità (responsability to protect) in Darfur. 

La risoluzione 1674, emessa nell'aprile 2006, avrebbe dovuto conferire ulteriore forza al documento del 2005. 

Per le popolazioni del Sudan occidentale quelle promesse sono rimaste solo parole vuote firmate su carta straccia. 

 

Potrei elencare altri importanti fallimenti “cucinati dai gourmet” del palazzo di vetro, tanto per dimostrare la inutilità di quell’edificio che meriterebbe un cambiamento di destinazione d’uso; un parcheggio multipiano sarebbe prezioso per il traffico locale della zona di Turtle Bay, nel quartiere di Midtown a Manhattan

 

Un forte abbraccio & shavua tov

- - - 

Yosef ben Hektor

 

Caro Yosef,

Condivido parola per parola la sua lettera. L'Iran in 47 anni di teocrazia feroce e assassina ha usato i soldi del petrolio non per far vivere meglio il popolo ma per costruire sottoterra intere città strapiene di armi. Molti  di  questi arsenali sono a 100 metri profondità dove nessuna bomba può arrivare, inoltre la maggior parte si  trova sotto città vere in superficie, in modo che, se anche americani e israeliani avessero bombe così potenti, dovrebbero prima distrugge  gli insediamenti civili che fanno, loro malgrado, da scudo umano ai missili e alle bombe. Adesso sappiamo da chi è andato a lezione Hamas.   

L'Europa sta facendo, come sempre, una figura barbina. La chiusura dello Stretto di Hormuz è una tragedia soprattutto per gli stati europei ma loro aspettano che sia Trump a togliere le castagne dal fuoco e in più, invece di ringraziarlo, lo criticano e lo insultano.

Caso Pizzaballa: mentre tutto il mondo gridava allo scandalo perché Israele per sicurezza aveva tentato di impedire la messa della Domenica delle Palme e ho scritto ampiamente le ragioni nei miei articoli, gli indignati (tra cui, e mi è dispiaciuto, anche la Meloni) si sono dimenticati delle stragi di cristiani nel mondo islamico africano. La Domenica delle Palme, mentre Pizzaballa, il Papa e molti altri, protestavano per il veto di Israele, in Nigeria sono stati ammazzati 27 cristiani, bruciati vivi in chiesa durante la messa, alcuni parlano di più di 50 persone ammazzate). Un cristiano su tre viene ammazzato nei paesi islamici africani ma i Grandi del mondo si scagliano contro Israele, unico Paese del MO dove i cristiani sono liberi e rispettati cittadini. Tutto questo ha un nome e noi lo conosciamo molto bene. 

Quanto all'ONU, ogni termine dispregiativo sarebbe troppo poco.

Shavua Tov   e un cordiale shalom

 

Deborah Fait

 

2. Ci rifiutiamo di sparire

Cara Deborah,

ti scrivo queste righe mentre le riflessioni su Pesach, la festa della nostra libertà, risuonano ancora forti. Non è solo una ricorrenza che guarda al passato, ma una lezione di filosofia della Storia che si rinnova ogni anno, ricordandoci che la Haggadah non è solo un testo liturgico, ma un vero e proprio manuale di sopravvivenza. La frase che pronunciamo ogni anno, "In ogni generazione sorgono per distruggerci", non è un’iperbole poetica, ma la cronaca lucida e spietata della nostra esistenza millenaria.

Se osserviamo con distacco il corso dei secoli, emerge una costante che rasenta la legge metafisica: la Storia è un tribunale implacabile per chiunque abbia tentato di annientare il popolo ebraico. C’è un monito silenzioso che attraversa le ere: chiunque abbia cercato di spegnere la fiamma di Israele ha finito per essere travolto dalle macerie del proprio odio. È un ciclo di ascesa e caduta che non ha risparmiato nessuno.

Dove sono oggi i Babilonesi che distrussero il Primo Tempio? Dove sono gli Assiri e i Romani, che con la loro ferocia celebravano la Iudaea Capta credendosi eterni? Sono diventati polvere e reperti museali. E guardando al secolo scorso, la lezione si fa ancora più cruda. Il Reich millenario di Hitler, che aveva pianificato la "soluzione finale", è crollato in una rovina totale dopo soli dodici anni. L’Unione Sovietica, che ha tentato di soffocare l’identità ebraica dietro una cortina di ferro, si è dissolta, mentre quegli stessi ebrei ritrovavano la via di casa.

Questa parabola autodistruttiva prosegue nei nostri tempi. Abbiamo visto la fine misera di Saddam Hussein e di Gheddafi, leader che hanno costruito il loro potere sull'odio verso Israele. Abbiamo visto il regime di Assad trasformarsi nel fantasma di se stesso. Ed è lo stesso destino che attende i mullah iraniani, che oggi sembrano ignorare che Israele è l’incarnazione di una volontà di sopravvivenza che non ha eguali.

Tuttavia, dal 1948 tutto è cambiato. Per fortuna, oggi in difesa degli ebrei c'è lo Stato di Israele. Non siamo più nel tempo della sottomissione. Israele ha dimostrato che, presto o tardi, rintraccia i responsabili dell'uccisione di qualsiasi ebreo, ovunque si nascondano. Questa non è solo vendetta; è giustizia e deterrenza: la prova che il sangue ebraico non è più "economico" e che abbiamo smesso di chiedere il permesso di esistere.

La lezione più dura è quella della solitudine. Abbiamo imparato che se gli israeliani vogliono sopravvivere, devono difendersi da soli. Dalle camere a gas al 7 ottobre, la storia ci urla che quando l'orrore si scatena, nessuno viene in soccorso. Come diceva Ugo La Malfa, la difesa dell'Occidente si combatte a Gerusalemme; Israele è l'avamposto che protegge quei valori che il mondo spesso dimentica di avere.

In questo scenario, risuona il comandamento laico di Golda Meir:

"Ci rifiutiamo di sparire, non importa quanto forte, spietata e brutale possa essere la forza usata contro di noi."

Pesach ci insegna che, nonostante le piaghe e i deserti, la fine dei persecutori è scritta, mentre la vita di chi lotta per la propria libertà è destinata a fiorire. Mentre i nostri nemici svaniscono come polvere nel vento, noi continuiamo a sedere alla tavola del Seder, custodi del nostro destino.

Con profonda stima e vicinanza,

Shalom 

Luca
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Caro Luca

 

Come sempre le tue lettere sono dei veri e propri articoli, uno più interessante dell'altro. Si, i popoli che hanno tentato di farci scomparire sono spariti essi stessi nel nulla e oggi li studiamo nei libri di storia.  Il popolo ebraico, e oggi Israele, sono come avvolti in un velo sacro che ci protegge, che, anche se immersi nel dolore per il sangue che i nostri nemici spargono,  anche se addolorati e anche stupiti da tutto l'odio di cui siamo vittime innocenti, quel velo non si squarcia mai e dal dolore e dalla disperazione, fa nascere la forza, l'orgoglio, il coraggio indomito e infine la speranza. Nessuno ci distruggerà mai, non ci sono riusciti quando eravamo dispersi nella diaspora senza protezione alcuna, tanto meno oggi che abbiamo l'esercito più forte del mondo. Tenteranno sempre, lo sappiamo bene, ma non ci riusciranno mai. Le parole di Golda Meir noi le ricordiamo ogni giorno: Ci rifiutiamo di sparire!

Il popolo di Israele vive e vivrà.   

Shalom

Deborah Fait

 

 


takinut3@gmail.com

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