Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Gli ultimi due francesi in ostaggio in Iran sono liberi Cronaca di Mauro Zanon
Testata: Il Foglio Data: 08 aprile 2026 Pagina: III Autore: Mauro Zanon Titolo: «Gli ultimi due francesi in ostaggio in Iran sono liberi»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 08/04/2026, a pagina III, la cronaca di Mauro Zanon dal titolo "Gli ultimi due francesi in ostaggio in Iran sono liberi"
Mauro Zanon
Erano gli ultimi due francesi detenuti in Iran. Cécile Kohler e Jacques Paris, condannati lo scorso ottobre per spionaggio, hanno lasciato all’alba la Repubblica Islamica d’Iran dopo oltre tre anni e mezzo di detenzione a Evin, il principale centro di detenzione per i prigionieri politici e i dissidenti del regime, e cinque mesi di arresti domiciliari presso l’ambasciata di Francia a Teheran. “Cécile Kohler e Jacques Paris sono liberi e in viaggio verso il territorio francese”, ha annunciato su X il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, ringraziando in particolare le autorità dell’Oman “per i loro sforzi di mediazione”. Cécile Kohler, insegnante 41enne di letteratura francese, e il suo compagno Jacques Paris, ex professore 72enne di matematica, erano stati arrestati il 7 maggio 2022 durante un viaggio turistico in Iran con l’accusa di spionaggio e cospirazione contro il regime per conto di Israele. La diplomazia francese ha lavorato incessantemente per ottenerne la liberazione, in un contesto reso ancora più complicato dalla guerra in Iran. L’accelerazione è arrivata in questi giorni dopo un colloquio avvenuto domenica tra il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, e alla luce dei rischi per la loro incolumità legati alle minacce trumpiane di cancellare “un’intera civiltà”, quella iraniana. “In virtù dell’accordo concluso tra Teheran e Parigi, il governo francese si è impegnato, in cambio della liberazione di questi due cittadini francesi, a garantire la completa liberazione di Mahdieh Esfandiari”, ha scritto oggi Irna, l’agenzia di stampa ufficiale della Repubblica islamica d’Iran. Esfandiari, cittadina iraniana di 39 anni residente in Francia, era stata condannata a febbraio a quattro anni di prigione per aver celebrato il pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023 e moltiplicato gli appelli a compiere attacchi contro gli ebrei. Il Quai d’Orsay, lunedì sera, non aveva ancora confermato l’informazione di Teheran.