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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Libero Rassegna Stampa
08.04.2026 America e Israele preparano il terreno. Saltano ponti e ferrovie. Kharg colpita 50 volte
Analisi di Costanza Cavalli

Testata: Libero
Data: 08 aprile 2026
Pagina: 5
Autore: Costanza Cavalli
Titolo: «America e Israele preparano il terreno. Saltano ponti e ferrovie. Kharg colpita 50 volte»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 08/04/2026, a pag. 5, l'analisi di Costanza Cavalli dal titolo "America e Israele preparano il terreno. Saltano ponti e ferrovie. Kharg colpita 50 volte".


Costanza Cavalli

 

Raid aerei coordinati su infrastrutture utili per i pasdaran. Gli iraniani usati dal regime come scudi umani delle centrali 

Le X sulla mappa indicano ponti, linee ferroviarie, stazioni radar terresti e navali, impianti di produzione di componenti chimici per lo sviluppo di missili balistici, bunker di armi, depositi di munizioni. Tutti colpiti. La strategia di Stati Uniti e Israele è il dissanguamento sistematico: privare la Repubblica Islamica della sua capacità di resistere, tagliando le vene attraverso cui scorrono energia, logistica, petrolio. In mattinata, gli Stati Uniti hanno colpitoalmeno cinquanta obiettivimilitari sull’isola di Kharg, nel Golfo Persico. Si tratta di bunker, una stazione radar e depositi di munizioni, evitandodeliberatamente le strutture petrolifere attraverso le quali transita il 90% delle esportazioni iraniane totali. L’isola era già stata colpita a marzo, ma ora si ritrova senza difese antiaeree. Ilmessaggioè chiaro: Washingtonvuoleconservare quella levacomeminaccia esistenziale, non bruciarla subito. Kharg deve restare in piedi abbastanza da far capire all’Iran cosa perderebbe se non cedesse. Nel caso in cui gli americani se ne impadronissero, inoltre, ogni futuro governo che volesse riconquistare la sovranità sulle esportazioni di petrolio, pagare burocrati e soldati e finanziare la propria ricostruzione dovrebbe ascoltare la Casa Bianca. Un alto funzionario americano lo ha confermato a Fox News precisando che si è trattato di un’operazione esclusivamente americana condotta per mandare «un messaggio agli iraniani». Ma Kharg non è l’unico fronte di questa campagna di logoramento. Le Forze di difesa israeliane hanno già neutralizzato gli impianti responsabili di circa l’85% delle esportazioni petrolchimiche iraniane, colpendo in sequenza i due principali complessi ad Asaluyeh.Eil premier Benjamin Netanyahu ieri ha confermato attacchi coordinati su ponti e linee ferroviarie distribuiti su tutto il territorio iraniano, tra cui Teheran, Karaj, Tabriz, Kashan e Qom, e utilizzati dalle Guardie Rivoluzionarie. «Li usano per trasportare materie prime, armi e agenti che attaccano noi, gli Stati Uniti e anche i Paesi della regione», ha dichiarato. L’esercito di Gerusalemme ha avvertito la popolazione iraniana dinonprendere treni. Sarebbero almeno otto i ponti inutilizzabili. Tra questi c’è quello che conduce a Qom, snodo logistico e città santa sciita dove, secondo fonti di intelligence citate dal Times, sarebbe ricoverata la nuova GuidaSupremaMojtaba Khamenei, incosciente, in gravi condizioni, incapace di partecipare alle decisioni e di sanare i crescenti contrasti tra leader civili, che spingono per trattare, e i pasdaran, che bloccano qualunque negoziato. Colpito nel cuore finanziario (ovvero Kharg), nel cuore clericale (Quom), minato nell’efficacia bellica (le ferrovie che garantivano mobilità e approvvigionamenti ai pasdaran) e sotto la minaccia americana di perdere la sua alimentazione militare e civile (la rete energetica), il regimeha reagito mobilitando i corpi dei suoi cittadini. Alireza Rahimi, vice ministro della Gioventù e dello Sport, ha invitato iraniani di ogni categoria - giovani, artisti, atleti - a formare catene umane attorno agli impianti energetici del Paese. «Staremomanonellamanoper dire: attaccare le infrastrutture pubbliche è un crimine di guerra», ha scritto Rahimi sui social. In prima linea, simbolicamente, anche il presidente Pezeshkian. I media locali parlano di 14 milioni di aderenti alla mobilitazione. La cifra, anche se spurgata dalla propaganda, rivela quanto Teheran tema la perdita delle infrastrutture energetiche. Ieri, mentre si invocavano gli scudi umani comearmadi deterrenza, nella capitale veniva impiccato un ragazzo di 23 anni, Ali Fahim. È la decima esecuzione in otto giorni. L’altra grande variabile strategica sul tavolo della Casa Bianca sono le isole del Golfo Persico. Oltre a Kharg, i pianificatori militari americani guardano con attenzione le altre sentinelle dello Stretto di Hormuz, dall’atollo di Larak (chiamato “il casello di Teheran” perché usato dai pasdaran per il controllo operativo dello Stretto) fino alle isole di Qeshm, Abu Musa, Tunb Minore, Tunb Maggiore e alla stessa isola di Hormuz,che dà ilnomeal corridoio. Marines, elementi dell’82ª Divisione Aviotrasportata, Rangers e Navy Seal sono dispiegati nella regione: non in numero sufficiente per invadere l’Iran continentale, ma tarati per compiere operazioni insulari rapide e mirate con l’obiettivo di ribaltare l’equilibrio del controllo marittimo sullo Stretto. Fuori dai confini, si sta pronti. L’ambasciata Usa in Bahrein ha ordinato al personale di restare al riparo nelle abitazioni.Sempre inBahrein, le operazioni nel porto di Khalifa BinSalmansarannotemporaneamente sospese in concomitanzacon la scadenza fissata dagli Stati Uniti per un eventuale accordo con l’Iran. Il ministero dell’Interno del Kuwait ha chiesto ai cittadini di rimanere a casa dalla mezzanotte alle 6 del mattino di oggi come misura precauzionale.

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