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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Il Giornale Rassegna Stampa
08.04.2026 Il sogno di Donald: sgominare il terrore per sempre
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 08 aprile 2026
Pagina: 3
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Il sogno di Donald: sgominare il terrore per sempre»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 08/04/2026, a pag. 3, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo "Il sogno di Donald: sgominare il terrore per sempre"


Fiamma Nirenstein

È difficile, al di là della legittima preoccupazione per il futuro, degli scoppi delle bombe e delle ferite dei missili, rendersi conto della magnitudine di quello che sta accadendo in queste ore, difficile guardare le tracce della storia che si nascondono nella sabbia della cronaca. Ma ieri Trump da una parte, e dall’altra l’Iran ne hanno fornito due immagini plastiche. Il primo ha parlato della fine di una civiltà, di un mondo, e certo non voleva riferirsi alla storia e al popolo iraniano, di cui invece ha lodato le caratteristiche di cultura e di coraggio. Piuttosto il riferimento è al modo in cui vuole lasciare una traccia nel mondo odierno, in cui la minaccia del terrorismo è diventata la costante più malefica e attiva, quella che a tutte le latitudini tortura la civiltà democratica: «prevarrà - ha detto Trump - un cambio di regime totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario sta per accadere. Finalmente finiranno 47 anni di estorsione corruzione e morte, così sia benedetto il popolo iraniano». Così Trump intraprende la svolta storica, con lo scopo di far vincere l’Occidente sul buio della violenza islamonazista iraniana. Un sogno difficile, che ancora deve conoscere molte tappe e che ha sulla sua strada sangue e sudore, ma che vale la pena almeno di guardare con occhi limpidi, senza pregiudizi antiamericani, così comuni da noi.

Dall’altra parte c’è un’altra sottesa indicazione strategica fondamentale, quella per cui la morte è preferibile alla vita in un disegno millenaristico di predominio nell'invito-ordine di Alireza Rahimi, segretario del consiglio supremo della gioventù, incatenarsi tutti «giovami atleti, artisti, studenti, universitari e professori a formare catene umane davanti alle centrali elettriche minacciate da Trump». Nella storia iraniana già anche i bambini, e se n’è avuto notizia in questi giorni, sono diventati carne da cannone per fermare il nemico. Così fece anche Hitler negli ultimi mesi della guerra, quando ormai, appunto, quella sua «civiltà» stava per sprofondare nella sconfitta e veniva avanti, sia pure con tutte le sue contraddizioni, la storia della democrazia. Speriamo oggi che i bambini vengano risparmiati

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