Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Gli Stati Uniti pronti ad attaccare l'isola petrolifera iraniana Analisi di Lorenzo Vita
Testata: Il Riformista Data: 21 marzo 2026 Pagina: 7 Autore: Lorenzo Vita Titolo: «Trump in pressing per una svolta in Iran Gli Usa puntano su Kharg per trattare?»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del, 21/03/2026, a pagina 7, l'analisi di Lorenzo Vita dal titolo: "Trump in pressing per una svolta in Iran Gli Usa puntano su Kharg per trattare?".
Lorenzo Vita
Nel caos, Mojtaba Khamenei rivendica una vittoria poco credibile, mentre il regime tenta di mostrarsi ancora interlocutore. Il vero snodo resta lo Stretto di Hormuz: più che ideologica, la partita è ormai energetica
«Stiamo avendo difficoltà, vogliamo parlare con loro, ma non c’è nessuno con cui parlare». Sono queste le parole con cui Donald Trump ha fatto riferimento alla leadership iraniana e alla possibilità di aprire un canale di dialogo con Teheran. Dichiarazioni che, dopo gli omicidi mirati e i bombardamenti a tappeto sui centri nevralgici della Repubblica islamica, assumono quasi i toni del sarcasmo. «I loro leader sono tutti, il gruppo successivo di leader è sparito e anche quello ancora successivo è quasi tutto sparito, e ora nessuno vuole più essere un leader», ha detto il presidente degli Stati Uniti. Ma se per The Donald non c’è nessuno con cui parlare, i vertici della Repubblica islamica continuano con le loro dichiarazioni di fuoco. E ieri, mentre prosegue il mistero sulla sua sorte, ha parlato anche la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei. Nessuno sa dove sia. Nessuno è in grado di dire quali siano le sue effettive condizioni di salute. Ma intanto, dopo il suo primo messaggio alla nazione letto da una giornalista della televisione di Stato, il «Rahbar» ha di nuovo parlato, sempre con la stessa dinamica. Un messaggio letto sulla rete statale in occasione di Nowruz, il Capodanno persiano, che quest’anno coincide con Eid al-Fitr, la fine del Ramadan e nel pieno della guerra. «Il nemico è stato sconfitto», ha dichiarato la Guida suprema, e questo «grazie alla particolare unità che vi unisce, nostri compatrioti, nonostante tutte le differenze di origine religiosa, intellettuale, culturale e politica». Il vertice della Repubblica islamica ha anche chiarito che non sono mai stati ordinati attacchi contro Oman e Turchia, e ha accusato Israele di avere compiuto quegli attacchi. In una lettera inviata al presidente Masoud Pezeshkian, ha poi detto che bisogna «togliere la sicurezza ai nostri nemici dentro e fuori il Paese e garantire la sicurezza degli iraniani». E infine, tra i vari messaggi, Khamenei si è anche proposto come mediatore tra Afghanistan e Pakistan. Frase che ha lasciato perplessi diversi osservatori, dal momento che è giunto in una fase in cui il regime appare tutto fuorché in grado di porsi come interlocutore politico mentre prova a sopravvivere al conflitto. I Pasdaran continuano la loro ritorsione in tutto il Medio Oriente. I missili iraniani piovono sulle monarchie del Golfo, sull’Arabia Saudita ma soprattutto su Israele, dove ieri i frammenti di razzi sono caduti anche alle porte della Città Vecchia di Gerusalemme. Ma Trump e Benjamin Netanyahu sono intenzionati ad andare avanti nella loro operazione. E se il tycoon ha ammesso che il «regime change» non è più l’obiettivo principale della guerra, adesso il problema strategico è soprattutto legato alla navigazione nello Stretto di Hormuz. La questione, per Washington, è diventata centrale. Il generale Dan Caine, a capo degli Stati maggiori riuniti, ha spiegato che aerei A-10 ed elicotteri Apache stanno già effettuando missioni sullo Stretto o al largo della costa meridionale dell’Iran per distruggere le batterie costiere e i motoscafi dei Pasdaran. Ieri il Wall Street Journal ha rivelato che il Pentagono ha deciso di inviare nel Golfo altre navi e migliaia di marines. Secondo i media Usa, la scelta è ricaduta su tutto il gruppo anfibio dello USS Boxer, con 2500 fanti di Marina e tre navi, più la Undicesima Unità di Spedizione dei marines, pronta a spostarsi sotto il comando di Centcom. L’obiettivo, a questo punto, potrebbe essere la conquista dell’isola di Isola di Kharg, l’hub del petrolio iraniano. Secondo le fonti del portale Axios, l’idea di Trump sarebbe quella di prendere il controllo dell’isola (da cui passa il 90% dell’export di greggio di Teheran) per costringere la Repubblica islamica a trattare: Kharg in cambio del libero passaggio attraverso Hormuz. The Donald non avrebbe ancora preso una decisione. Secondo gli esperti, potrebbe decidere all’ultimo e non è da escludere che invece dell’occupazione, la Casa Bianca pensi più che altro al blocco degli impianti. Ma il segnale è chiaro: Washington vuole che la guerra arrivi a una svolta.
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