Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Perché votare Sì al referendum Analisi di Ugo Volli
Testata: Informazione Corretta Data: 20 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Ugo Volli Titolo: «Perché votare Sì al referendum»
Perché votare Sì al referendum Commento di Ugo Volli
Ugo Volli
Il referendum di questo fine settimana può rendere più imparziale e indipendendente la magistratura
Domenica e lunedì prossimo siamo chiamati a votare per il referendum sulla giustizia. E’ un appuntamento importante, perché il buon funzionamento della giustizia e la neutralità della magistratura sono essenziali per lo stato del Paese e quando sono carenti, come accade oggi in Italia, accade spesso che ne soffrano gravemente gli innocenti, come dimostrano molti casi di cronaca. E’ importante dunque votare, ricordando che in questa consultazione non c’è quorum e dunque vince chi ha un voto di più, senza riguardo al numero dei votanti.
Ho studiato con attenzione il testo della riforma, le argomentazioni sia favorevoli che contrarie alla sua approvazione popolare e la mia posizione è che bisogna votare SI.
Provo a spiegare rapidamente questa conclusione.
La riforma consiste in tre innovazioni importanti:
1) La separazione completa delle carriere e degli organi di autogoverno(consigli superiori) fra giudici e pubblici ministeri: è un cambiamento importante perché garantisce che chi decide e chi accusa non siano colleghi, non influiscano l’uno sulla carriera dell’altro, insomma che il giudice sia davvero terzo fra difesa e accusa. In quasi tutti i paesi civili le cose stanno così. Ciò non significa che i pubblici ministeri passino sotto il controllo della politica o del governo. Anzi, ciò è escluso tassativamente dal testo della riforma. Perché questa subordinazione che nessuno ha proposto si realizzasse, ci vorrebbe una nuova modifica della Costituzione, approvata due volte da ciascun ramo del Parlamento e poi probabilmente un nuovo referendum.
2) La selezione per sorteggio dei membri dei Consigli Superiori (che diventano due, uno per i giudici, uno per i PM, entrambi presieduti come ora dal presidente della Repubblica). Il sorteggio serve a togliere alle correnti, alle cordate, ai partitini, spesso alla politica dei pertiti, il potere di decidere sulle carriere e le collocazioni dei magistrati. Oggi non solo chi viene eletto al Consiglio Superriore, ma chi da esso viene nominato a dirigere un tribunale o una procura, deve il suo posto a queste “correnti” o partitini. Ciò significa che costui non è autonomo, che ha un debito nei loro confronti, che comunque sa che la sua carriera ulteriore dipenderà da loro, come quella di ogni magistrato. Questo potere viene eliminato dal sorteggio, che del resto è impiegato per la stessa ragione di indipendenza nella nomina delle commissioni dei concorsi universitari, nelle giurie dei processi in Corte d’Assise, nel tribunale dei ministri ecc. E’ un’innovazione fondamentale per garantire che ci sia una vera indipendenza dei magistrati. Dato che il sorteggio viene effettuato fra magistrati anziani che hanno tutti i poteri di arrestare, giudicare, espropriare i cittadini, non ha senso dire, come fanno i sostenitori del no, che questo sistema toglie la competenza dalle decisioni. Ciò che sparisce è solo la contrattazione politica su questi temi.
3) L’istituzione di un’Alta Corte competente a giudicare le eventuali mancanze, errori, scorrettezze dei magistrati, facendo cessare l’impunità sostanziale oggi garantita proprio dalla politicizzazione dal Consiglio Superiore della Magistratura. Anche quest’Alta Corte, separata dai CSM per evitare baratti fra indagini disciplinari e nomine, è composta per sorteggio con una maggioranza di magistrati e una minoranza di esperti giuridici qualificati, la cui lista è stabilità dal Parlamento.
Queste sono le ragioni del SI. Ho esaminato anche le ragioni del no, e le ho trovate inconsistenti e demagogiche. Non è assolutamente vero, come dicono, che queste regole stabiliscono il predominio della politica o addirittura del governo; non è vero che un emendamento alla Costituzione la cancelli o la sfiguri (ce n’è stata oltre una ventina finora e nessuno se n’è scandalizzato). Non è vero che i processi costeranno di più. Non è assolutamente vero chela riforma causi una “svolta autoritaria” o “contro la magistratura”. Al contrario, essa serve ad assicurare l’autorevolezza della magistratura, oggi compromessa e la sua indipendenza.
Infine, vi sono delle ragioni di carattere generale per votare SI. La prima è l’illusione perniciosa di alcuni ambienti politico-giudiziari che la Magistratura debba costituire il potere di ultima istanza, con il diritto di stabilire lei le scelte fondamentali della vita del Paese, contrastando eventualmente le scelte elettorali e parlamentari sui cui non questa corrente è d’accordo. Questa è la ricetta per trasformare la democrazia in un’oligarchia, cioè in una dittatura di un gruppo ristretto che si ritiene eticamente migliore e si riproduce per cooptazione, senza legittimazione elettorale. La storia insegna che questa tentazione non porta giustizia bensì violenza, corruzione, dittatura. La Costituzione dice che “la sovranità appartiene al popolo”, il quale la esercita nei modi stabiliti dalle leggi. Esse sono tali se approvate dal Parlamento, non se stabilite da una sentenza. La magistratura ha il compito di applicare lealmente le leggi ai casi concreti, perché, sempre secondo la Costituzione, non esercita la giustizia non in proprio, ma “in nome del popolo italiano”. Eventuali conflitti fra leggi e norme internazionali o costituzionali devono essere risolti secondo le procedure. Ogni rottura della riserva di legge del Parlamento sulle scelte fondamentali è un passo verso la dittatura. Una vittoria del no darebbe forza a questa tentazione oligarchica di pezzi minoritari ma influenti di politica e magistratura.
Infine, è chiaro e pubblicamente dichiarato che i settori minoritari della politica, accompagnati da molti media e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. vogliano usare questo referendum in maniera impropria, per sconfiggere e togliere potere a un governo che è pienamente legittimo, dato che ha la fiducia delle Camere. Ciò stravolge il senso del referendum (che è lo strumento per decidere su singole leggi e non il sostituto delle elezioni politiche che si svolgeranno l’anno prossimo), soprattutto sapendo che molti dei politici e dei giuristi oggi schierati per il no hanno sostenuto fino a ieri separazione delle carriere, sorteggio del Consiglio Superiore, Alta Corte. La vittoria del no, oltre a bloccare per decenni la riforma della giustizia e dare un pessimo segnale di impunità alle correnti che oggi dominano la magistratura, rimetterebbe così in gioco le forze estremiste, antioccidentali, spesso antisemite, che non riescono a prevalere in Parlamento e alle elezioni.
Per tutte queste ragioni, domenica e lunedì bisogna votare e far votare SI.