Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Iran: parziale riapertura dello stretto Hormuz al commercio Analisi di Antonio Picasso
Testata: Il Riformista Data: 17 marzo 2026 Pagina: 7 Autore: Antonio Picasso Titolo: «Hormuz apre (uno spiraglio). Il barile torna sotto i 100 dollari»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 17/03/2026, l'analisi di Antonio Picasso a pag. 6 dal titolo "Hormuz apre (uno spiraglio). Il barile torna sotto i 100 dollari".
Antonio Picasso
La riapertura parziale dello stretto di Hormuz fa scendere il prezzo del greggio a meno di 100 dollari al barile
Tutto merito di Scott Bessent. L’annuncio del Segretario al Tesoro Usa di aprire parzialmente il blocco di Hormuz alle navi iraniane ha avuto l’effetto di un’aspirina che ha fatto scendere il febbrone che, al contrario, stava salendo al petrolio ieri in apertura dei mercati. Dopo i 100 dollari del Wti e i 106 del Brent toccati subito in mattinata, le quotazioni si sono ridimensionate, rispettivamente a 93 e 100 dollari al barile. È stato un rientro positivo se confrontato con l’effetto sorpresa espresso dai mercati lunedì scorso. Allora il Brent aveva superato la soglia psicologica dei 100 dollari e aveva chiuso a 116. Stabile anche il Ttf. Il gas ad Amsterdam è stato quotato 51 €/MWh. E pure i mercati. Tutte le piazze d’Europa e Asia hanno chiuso in positivo o in pareggio (Milano +0,07%). C’è incertezza, ma non lo si vuole dar tanto a vedere. Questo è il messaggio. D’altra parte, nessuno ha interesse che questa situazione, pardon, il conflitto perduri. Trump per primo. Il limite massimo è di quattro settimane. Dopo le scorte energetiche di tutte le filiere, dall’automotive alle infrastrutture digitali, saranno a serio rischio. Bisogna andare oltre i numeri però per comprendere le ripercussioni di questa guerra. La prima è un crollo di produzione. Notizie di blocco temporaneo dell’estrazione di pozzi offshore e onshore giungono da Emirati Arabi, Arabia Saudita e Iraq. Gli analisti stimano i tagli totali in Medio Oriente intorno ai 7-10 milioni di barili al giorno, ovvero tra il 7% e il 10% della domanda globale. Tuttavia, l’Opec non ha ancora preso posizione. La sua ufficializzazione di un taglio alla produzione avrebbe effetti ben più importanti di quelli osservati di recente. Nel frattempo le economie energivore stanno correndo ai ripari. L’India è tornata a parlare con la Russia. Fino a pochi mesi fa, gli accordi che Modi faceva con Putin sulle forniture di petrolio erano motivo di frizioni con Trump. Ora per il Tycoon tutto è concesso. A sua volta, la Corea del Sud ha aumentato la produzione di carbone e nucleare. Voci di corridoio parlano anche di un nuovo accordo con Washington per l’acquisto di Gnl. Seoul è tra le potenze asiatiche più esposte alla chiusura di Hormuz. Visto che proprio il gas del Qatar le è utile per le sue fabbriche di microchip. Il Giappone è nella stessa situazione, ma non ha ancora sciolto la riserva su quali saranno le alternative in caso di prolungato stop delle forniture. Ferma invece la posizione dell’Ue. Pur con Hormuz strozzato, non si torna a parlare con Mosca. Il perdurare del conflitto è l’anticamera del rallentamento dell’economia globale. Siamo già al -0,7% del Pil per i Paesi del G20 secondo l’Ocse. Corea del Sud, appunto, e Canada, le sue economie più in affanno. Forse il problema non toccherà quella Usa, perché ha le spalle larghe di natura e poi il Big Beautiful Bill le ha permesso di accumulare risorse sufficienti, sia in economia reale sia in finanza, per un periodo difficile. Tuttavia, se l’inflazione dovesse tornare ad alzarsi, Trump avrebbe un problema politico, mentre Kevin Warsh, il successore di Powell alla guida della Fed, uno monetario. Proprio dalla Fed sono attese domani le nuove previsioni sull’economia americana. In sella alla banca centrale, c’è ancora Powell. Non è una mossa sui tassi, che al momento si pensa resteranno invariati. Resta però il primo appuntamento della voce finanziaria americana dallo scoppio della guerra. Non si esclude che, tra le righe, ci sia un avvertimento alla Casa Bianca di non esagerare.
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