Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Un sito anonimo pubblica dati personali di accademici israeliani e offre denaro per ucciderli Analisi di Luca Spizzichino
Testata: Shalom Data: 23 novembre 2025 Pagina: 1 Autore: Luca Spizzichino Titolo: «Un sito anonimo pubblica dati personali di accademici israeliani e offre denaro per ucciderli»
Riprendiamo da SHALOM online l'analisi di Luca Spizzichino dal titolo "Un sito anonimo pubblica dati personali di accademici israeliani e offre denaro per ucciderli".
Luca SpizzichinoUn sito anonimo chiamato The Punishment for Justice Movement sta diffondendo online liste di proscrizione di accademici israeliani, pubblicando dati personali e offrendo ricompense per intimidazioni, aggressioni e omicidi. Le autorità israeliane parlano di una minaccia “senza precedenti” e sospettano il coinvolgimento di attori ostili come reti legate all’Iran
Un sito anonimo apparso nei mesi scorsi sul web sta diffondendo liste di proscrizione contro decine di accademici israeliani, pubblicando i loro dati personali e offrendo ricompense in denaro per atti di intimidazione, aggressioni e persino omicidi. Un atto che le autorità israeliane definiscono “senza precedenti” per livello di dettaglio, per la portata delle minacce e per l’esplicita incitazione alla violenza contro civili. La pagina, gestita sotto il nome The Punishment for Justice Movement, sembra operare dall’estero e ha già attirato l’attenzione dello Shin Bet, del Mossad e della Direzione Nazionale Cyber.
Attivo da agosto e rilanciato in settembre, il sito presenta gli accademici come “criminali” e “collaboratori militari”, accusandoli di sviluppare tecnologie al servizio dell’IDF e di contribuire “alla morte di bambini palestinesi”. Le parole, tutt’altro che retoriche, sono accompagnate da un tariffario: mille dollari per affiggere cartelli di protesta davanti alle loro abitazioni, cinquemila per informazioni utili, ventimila per l’incendio di case o veicoli, cinquantamila per l’omicidio di un professore. La cifra raddoppia per quelli definiti “bersagli speciali”.
Nomi e identità non sono affatto generici. Tra gli “special targets” compaiono figure di primissimo piano della comunità scientifica israeliana: Daniel Chamovitz, presidente della Ben-Gurion University; Daniel Zajfman, ex presidente del Weizmann Institute e attuale presidente della Israel Science Foundation; Eliezer Rabinovici, fisico della Hebrew University ed ex rappresentante israeliano al CERN; Erez Etzion, direttore dell’Istituto di Fisica delle Particelle di Tel Aviv; e Shikma Bressler, ricercatrice del Weizmann e voce centrale nel movimento di protesta contro la riforma giudiziaria.
Accanto ai nomi, il sito espone fotografie, indirizzi di casa, numeri di telefono, email, profili social e persino copie di passaporti e visti statunitensi.
Le liste includono anche docenti e ricercatori che vivono fuori da Israele, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, ampliando ulteriormente il potenziale raggio d’azione della minaccia.
Le autorità israeliane temono che il gruppo possa essere legato a reti ostili al Paese, inclusi attori sponsorizzati dall’Iran. Sebbene l’effettiva capacità operativa del movimento resti incerta, l’incitamento esplicito alla violenza e l’offerta di denaro sono considerati elementi in grado di attrarre individui radicalizzati o persone interessate alla ricompensa. “È una gravissima escalation contro civili israeliani,” afferma una fonte vicina alle indagini. “Non siamo di fronte a semplice propaganda, ma a un invito concreto all’azione.”
La reazione del mondo accademico è di sconcerto e allarme. Il Comitato dei Presidenti delle Università israeliane ha definito l’iniziativa “pericolosa e agghiacciante”, denunciando una campagna che “segna gli studiosi come bersagli e ne legittima il sangue”. Tutte le informazioni raccolte sono state trasmesse immediatamente allo Shin Bet, alla Polizia e ai responsabili della Cybersecurity nazionale, mentre gli atenei stanno invitando i docenti a rafforzare le misure di sicurezza, evitare di pubblicare gli itinerari di viaggio e segnalare qualsiasi comportamento sospetto.
Il presidente della Ben-Gurion University, Daniel Chamovitz, uno dei principali bersagli, si dice preoccupato soprattutto dalla “retorica estrema che incoraggia la violenza”, pur confidando nella capacità delle autorità israeliane e internazionali di intervenire.
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