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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
14.10.2025 Tristezza a sinistra
Commento di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 14 ottobre 2025
Pagina: 1/10
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «Quei musi lunghi dei compagni in tv davanti alla tregua. O non capiscono o peggio ancora non si danno pace»

Riprendiamo da LIBERO di oggi 14/10/2025, a pag. 1/10, con il titolo "Quei musi lunghi dei compagni in tv davanti alla tregua. O non capiscono o peggio ancora non si danno pace", il commento di Daniele Capezzone. 

Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

Trump accolto in trionfo a Tel Aviv, sinistra italiana in lutto. Non interessa neppure che è finita la guerra, è troppo forte l'odio che hanno nutrito per Trump e per Netanyahu per godersi la pace.

Mamma mia che musi lunghi, che facce tristi. Da un paio di giorni (ieri si è registrato il picco di questo curioso fenomeno) accendi la tv e, a fronte di notizie finalmente più rassicuranti che vengono dal Medio Oriente, in studio i visi dei compagni schierati – politici, commentatori, più i mitici “esperti” – sono pallidi, emaciati, gli occhi spenti, la bocca curva in una smorfia amara, le frasi fredde, a tratti perfino gelide, con osservazioni invariabilmente legate alle «criticità che restano», ai «nodi ancora da sciogliere», alle «incertezze che rimangono drammatiche». Servirebbe un redivivo Berlusconi. Il Cav, in queste circostanze, dava il meglio di sé e li faceva impazzire: «Vi vedo tristi», avrebbe buttato lì infilzandoli.
E in effetti oggi possiamo permetterci un sorriso davanti a una realtà che però – a pensarci bene – deve lasciarci sgomenti. È così forte la carica ideologica della sinistra italiana (politica e mediatica), è così tenace l’odio contro Trump, è così atroce la paura di un riverbero positivo anche solo indiretto a favore del governo italiano, che i nostri valorosi compagni non riescono nemmeno a fare buon viso a cattivo gioco, a simulare sollievo, o almeno a dissimulare l’amarezza.
Quando si trattava di sfilare contro Netanyahu, di recitare slogan orrendi, di accendere fuochi nelle piazze, i nostri eroi avevano l’occhio vispo e l’aria delle grandi giornate. Tonici, energici ed energizzanti, recitavano a memoria le giaculatorie della profetessa Albanese, si emozionavano per l’“Italia migliore” (copyright Conte & Schlein), si squagliavano di gioia per i cortei fingendo di non vedere gli striscioni inneggianti al 7 ottobre o le bandiere di Hamas e di Hezbollah. Adesso che ci sarebbe da accogliere gli ostaggi liberati dopo oltre 700 giorni, le piazze sono vuote, e gli studi televisivi sono trasformati in camere ardenti. Lutto stretto, parole smozzicate, aria da funerale.
A ben vedere, è proprio azzeccata la battuta che Trump, ieri mattina, quando era ancora in viaggio verso Gerusalemme e la Knesset, ha rivolto a una giornalista: «War is over, do you understand?». Quel «la guerra è finita, l’avete capito?» potrebbe essere tranquillamente indirizzato in Italia alla Redazione Unica, al Commentatore Collettivo. Delle due l’una: o qualcuno non l’ha capito (ed è grave), oppure (ed è ancora peggio) l’ha capito benissimo e non riesce a darsi pace.

PARAGONE INCREDIBILE

Non manca nemmeno (il solito Luca Telese è in prima fila, ma non c’è solo lui) chi invece si emoziona per i prigionieri palestinesi, incredibilmente equiparati agli ostaggi israeliani. Alé, mettiamo sullo stesso piano chi è stato sequestrato da Hamas mentre stava ballando a una festa musicale, e chi invece è stato carcerato con accuse o condanne per terrorismo? Tutto uguale? Tutto intercambiabile? Direi proprio di no. Sarebbe un po’ come confondere Donald Trump ed Enzino Iacchetti.
Intanto resta una grande emozione. Il 16 settembre scorso, a Milano, Mario Sechi ed io abbiamo potuto ascoltare presso la comunità ebraica di Milano la testimonianza di Ilal Gilboa Dalal, papà di Guy, uno dei ragazzi rapiti. Confesso che mentre quell’uomo parlava, guardavo verso terra, temendo che quel papà non avrebbe mai più potuto sfiorare la mano di suo figlio. E invece – nemmeno un mese dopo – è successo. C’è da piangere di gioia per questo miracolo della grande e buona politica. E c’è da compiangere chi, davanti a tutto questo, sa solo provare e trasmettere amarezza.

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