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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
04.10.2025 Eventi pro-Israele obbligati alla segretezza
Cronaca di Claudia Osmetti

Testata: Libero
Data: 04 ottobre 2025
Pagina: 6
Autore: Claudia Osmetti
Titolo: «Eventi pro-Israele obbligati alla segretezza»

Riprendiamo da LIBERO del 04/10/2025, a pag. 6, con il titolo "Eventi pro-Israele obbligati alla segretezza" l'analisi di Claudia Osmetti. 

Claudia Osmetti
Claudia Osmetti

L'evento sul 7 ottobre, organizzato dal Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin (saranno fra i relatori anche Niram Ferretti, Hamza Howidi e il sopravvissuto Daniel Lanternari). Si terrà a Verona, ma la sede dell'incontro è segreta. Perché se vuoi parlare di Israele e non sei un pro-Pal, la polizia ti sconsiglia di esporti, altrimenti rischi l'aggressione.

È già la seconda che volta che succede, per i piccoli eventi delle comunità ebraiche è diventata addirittura la norma ed è il segno più evidente del clima che stiamo vivendo. Domani, a Verona, si terrà un convegno organizzato dal partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin dal titolo “Il terrorismo è dolore” e dal sottotitolo “Testimonianze dal Medio Oriente”. È esattamente quello che sembra, una tavola rotonda con politici, esperti (per esempio Niram Ferretti, che è un saggista e uno scrittore il quale conosce molto bene la storia di Israele) e testimonianze di chi la Palestina la vive, o l’ha vissuta, sulla sua pelle (ci saranno, tra gli altri, il dissidente gazawo Hamza Howidi e il sopravvissuto al pogrom di Hamas del 7 ottobre 2023 Daniel Lanternari). È, insomma, un evento che non ha niente a che vedere con la propaganda propal che certa sinistra spaccia per verità assoluta e che, invece, ha tutto da spartire con un’occasione di approfondimento e di informazione seri e oggettivi.
Solo che c’è un problema: chi vorrà seguire i lavori non sa ancora esattamente dove dovrà recarsi.
C’è la data, c’è la città: manca il resto dell’indirizzo. E non perché Marattin sia uno sprovveduto o abbia cambiato idea sulla sala da affittare (cosa che sarebbe pure legittima), semmai per una mera ragione di sicurezza. «È a molto triste», ammette il deputato libdem il cui partito è quotato, dagli ultimi sondaggi, all’1,1%, «personalmente ero contrario perché non mi piace nascondermi, però la digos ci ha consigliato di comunicare il luogo preciso solo a chi si scrive. Lo faremo, ci mancherebbe, ma questo la dice lunga sui tempi che stiamo vivendo».
Ha ragione, Marattin (e ha ragione su molte cose: ha ragione nel ricordare che Hamas è un gruppo terroristico, che i gazawi che si ribellano ai tagliagole sono «i veri resistenti», che la situazione israelo-palestinese è complessa e non può essere liquidata con un paio di slogan buoni giusto a rinvigorire il furore delle piazze ma non a portare a termine un ragionamento senza preconcetti). Però, purtroppo, non è la prima volta che un convegno dichiaratamente non-propal deve affidarsi a una location “segreta” fino all’ultimo.
È successo un paio di settimane fa all’incontro “Falafel e democrazia” ideato dalla Fondazione Rut a Napoli: lì era atteso l’ex premier israeliano Ehud Olmert (peraltro col contraddittorio rappresentato dall’ex ministro degli Esteri dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, Nasser Al-Kidwa), il fronte delle manifestazioni annunciate e di protesta ha fatto sì che il posto sia rimasto top secret fino alla mattina stessa della convocazione. E succede «quasi ogni volta che le comunità ebraiche organizzano eventi non istituzionali», spiega il direttore del museo della Brigata ebraica Davide Romano: «È avvilente, però ci si organizza col passaparola, coi messaggini su Whatsapp e si chiede a chi parteciperà di non fare pubblicità sui social».
È una questione di sicurezza, ovviamente giustificata (vale per l’evento di Marattin, per quello con Olmert e per quelli programmati dagli ebrei d’Italia che hanno ogni diritto a riunirsi e a indire conferenze come meglio va loro) ma certamente preoccupante. Da un lato le manifestazioni oceaniche, spesso pure violente e arroganti, del from the river to the sea, e dall’altro i seminari carbonari, indetti quasi alla Mazzini, cioè “di nascosto”, perché non è opportuno, è pericoloso, si rischia la contestazione aggressiva, il pubblico potrebbe subirne le conseguenze.
Se questo è il risultato di chi dà sponda ai pacifinti che berciano free-Palestine confondendo Hamas con un movimento di liberazione, nessuno di noi ci ha guadagnato granché. Anzi.

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