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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
02.10.2025 Su Gaza i vescovi fingono di non aver sentito il sì del Papa a Trump
Commento di Antonio Socci

Testata: Libero
Data: 02 ottobre 2025
Pagina: 8
Autore: Antonio Socci
Titolo: «Su Gaza i vescovi fingono di non aver sentito il sì del Papa a Trump»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 02/10/2025, a pag. 8, con il titolo "Su Gaza i vescovi fingono di non aver sentito il sì del Papa a Trump" il commento di Antonio Socci.

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Antonio Socci

Il Papa dice sì al piano di pace per Gaza approvato da Trump e Netanyahu. Ma la stampa cattolica italiana continua a seguire una linea estremista, in appoggio alla Flotilla e alla causa palestinista.

La confusione che c’è nella Chiesa cattolica, per la devastazione prodotta dai dodici anni di papa Bergoglio, è una delle cause della crisi dell’Occidente. Devono pensarlo anche a Washington se, come vedremo, mandano a Leone XIV segnali chiari della loro preoccupazione. Un esempio lampante è di queste ore.
Nella giornata di martedì tutti hanno dato il loro appoggio al Piano di Pace di Trump per Gaza. Dai Paesi arabi e musulmani ai governi della Ue, dall’Onu alla Russia, dalla Cina all’Autorità palestinese. E la Santa Sede? Un silenzio inspiegabile considerato quante volte il Papa ha implorato di fermare le armi e fare la pace.
In serata Leone XIV in persona ha rotto un silenzio che stava diventando imbarazzante. E lo ha fatto dando il suo appoggio al Piano di pace di Trump e invitando Hamas ad accettarlo. A cosa è stato dovuto quel prolungato silenzio vaticano? In parte al cattivo funzionamento della macchina diplomatica e della burocrazia episcopale, perché i dodici annidi Bergoglio hanno devastato anche la Curia.
Il livello dei vescovi, della diplomazia e dell’establishment clericale – con Bergoglio – è precipitato. Nell’episcopato è evidente l’impreparazione (anche dottrinale), la superficialità, il conformismo, il dilettantismo e soprattutto la faziosità ideologica e politica.
Ed eccoci qui all’altra causa di quel silenzio. La diffidenza e l’ostilità (se non l’odio ideologico) verso Trump.
Leone XIV ha spazzato via tutto questo, personalmente, riconoscendo la bontà del piano di pace del presidente americano che, peraltro, è l’unico grande protagonista politico a cercare e realizzare la pacificazione dei conflitti chiesta ogni giorno dalla Chiesa.
Ma questo merito a Trump non viene riconosciuto da vescovi che hanno esaltato l’impresa della Flotilla. L’intossicazione ideologica delle gerarchie ecclesiastiche arriva a volte al fanatismo politico. Il Papa si trova a lavorare con un establishment totalmente politicizzato e schierato a sinistra.
I “media cattolici” hanno una linea estremista. Avvenire, giornale della Cei di Zuppi, ieri è arrivato a censurare il Papa stesso, riportando in prima pagina altre sue parole contenute in quell’intervista, ma non ciò che ha detto sul Piano Trump: eppure erano di gran lunga le dichiarazioni più importanti (le ha nascoste in quattro righe a pagina 5 senza un titolo).
L’agenzia della Cei, Agensir, ha titolato: “Un piano su Gaza, senza Gaza non con Gaza”. L’articolo definisce «diktat» il Piano di Trump, lo boccia e lamenta: «nessun ruolo per l’Autorità Palestinese».
Eppure lo stesso portavoce di Fatah, che guida l’Autorità nazionale palestinese, ha dato un giudizio positivo: «è un primo passo verso la soluzione dei due Stati». In pratica i vescovi, sulla possibile pace, vanno in direzione opposta al Papa. E anche opposta al buon senso.
Leone XIV è dunque solo. L’establishment bergogliano domina. Finora il Papa ha fatto alcune importanti correzioni di rotta sulla dottrina, anche qualche buona nomina, e sa parlare al cuore dei fedeli.
È invece debole, con dannose concessioni al bergoglismo, su dottrina sociale e politica (e qualche tema morale). Nei prossimi giorni pubblicherà un documento sulla povertà che è stato scritto dal predecessore. Forse è riuscito a correggerne gli eccessi. Vedremo.
Ma da inesperto condivide alcune pessime idee di Bergoglio su ecologia e migranti estranee al Magistero di sempre della Chiesa. Idee subalterne alle ideologie mondane (con alcune ricadute grottesche).
Qualcuno ha detto che prima avevamo un papato “modello Fidel Castro” e ora un papato “modello Biden”. Solo in parte è vero. Certo, Prevost ha idee più vicine ai Dem che all’attuale amministrazione Usa. Ma questo Papa è un uomo con una forte spiritualità, è un pastore sereno, buono e obiettivo. Credo che non farà prevalere opinioni private, né antipatie e rancori personali sui rapporti istituzionali in cui è in gioco l’interesse della Chiesa. Lo ha dimostrato nell’intervista di martedì sera.
Tuttavia non ha una sua visione chiara del nostro tempo e della Chiesa. Dovrebbe accantonare Bergoglio e riprendere la via di Wojtyla e Ratzinger.
Dalla Casa Bianca, in questi giorni, gli hanno fatto arrivare un singolare segnale pubblico (rivolto anche a tutti i cristiani) evocando colui che guidò il trionfo su Satana e i suoi demoni: San Michele Arcangelo.
Nella spiritualità cristiana è il simbolo della lotta contro il Male. Già l’anno passato, per la sua festa, il 29 settembre, Trump pubblicò sui social la preghiera a San Michele scritta da papa Leone XIII. Quest’anno, con il logo della Casa Bianca, l’ha ripubblicata, sempre il 29 settembre, che è anche il giorno in cui ha annunciato il Piano di pace per Gaza.
E ha aggiunto queste parole: «Oggi saluto i milioni di credenti cristiani negli Stati Uniti e in tutto il mondo che osservano la festa di San Michele Arcangelo. Secondo la Sacra Scrittura, quando il Diavolo si ribellò contro Dio in Cielo, San Michele e la sua legione di angeli gettarono Satana sulla Terra, riaffermando trionfalmente la sovranità di Dio su tutta la creazione.
Per 2.000 anni, i cristiani hanno guardato a San Michele Arcangelo per avere protezione, forza e coraggio in tempi di conflitto, angoscia e dubbio. Nel 1886, quasi 140 anni fa, Papa Leone XIII, capo della Chiesa cattolica romana, temendo per il futuro del mondo occidentale, introdusse la leggendaria Preghiera a San Michele, che è ancora recitata fino ad oggi nelle chiese e nelle case di tutta la nostra nazione e in tutto il mondo».
Dunque Trump cita Leone XIII, il Pontefice a cui Leone XIV s’ispira e di cui ha voluto prendere il nome. Del resto Prevost è stato eletto l’8 maggio scorso e proprio quel giorno la Chiesa ricorda la prima apparizione dell’Arcangelo sul Monte Gargano, nel 490.
Il Male a cui Leone XIII si oppose con la preghiera all’Arcangelo Michele era quello delle forze anticristiane che minacciavano la Chiesa e la nostra civiltà. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI condividevano quella preoccupazione. E Leone XIV?

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