Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Riprendiamo da LIBERO di oggi 29/09/2025, a pag. 1/2, con il titolo "Conte minaccia Israele", il commento di Daniele Capezzone.
Daniele Capezzone
L'ex premier Giuseppe Conte, leader del M5S, minaccia Israele: guai se "torce un capello" ai nostri parlamentari a bordo della Flotilla. Che paura! Stavolta non basta nemmeno l'appello alla ragione del presidente Mattarella, che di solito la sinistra rispetta come un sovrano. La sinistra (e i grillini per primi) odia a tal punto Israele da essere più realista del re.
La situazione è grave ma non seria, avrebbe chiosato il grande Ennio Flaiano. Il quale – per evidenti ragioni – ai suoi tempi non poteva sapere che l’Italia avrebbe avuto per due volte come Presidente del Consiglio l’avvocato del popolo Giuseppe Conte.
E che ha fatto ieri l’uomo della pochette? Tenetevi forte. Ha minacciato Israele: «Non devono torcere neanche un capello ai nostri rappresentanti». Immaginatevi l’ansia di Netanyahu e la preoccupazione di Idf per il parlamentare grillino Marco Croatti e gli altri zatteranti italiani.
Ma lasciamo perdere.
Semmai, all’inizio di una settimana delicatissima, che vedrà sabato manifestazioni a fortissimo rischio di violenza nelle nostre città, resta una domanda politicamente pesante: alla fine della fiera, come mai Elly Schlein e lo stesso Conte, con i loro sodali Bonelli & Fratoianni, non hanno voluto-potuto-saputo fermare nemmeno la componente italiana della Flotilla, e anzi non hanno neppure mostrato in modo convincente di voler persuadere i loro quattro imbarcati a scendere dal canotto?
Stavolta neanche le parole del Capo dello Stato, a cui di solito la sinistra si inchina fino a spezzarsi la schiena, sono state in grado di produrre un ripensamento. Al di là di omaggi rituali e un po’ ipocriti verso il Colle, i tre partiti si sono trincerati dietro un pilatesco “non decidiamo noi” e hanno deciso di lasciare che le cose avessero (e abbiano nei prossimi giorni) il loro corso inevitabile: l’incidente, l’arresto degli zatteranti, o una sorte ancora meno simpatica.
Cosa ha giocato, dunque? Intanto, di sicuro, la propensione a una cinica speculazione politica del tipo “tanto peggio, tanto meglio”. Ci sarà un “caso”?
Si arriverà a un grande scontro con la Marina israeliana? Bene! Così - dev’essere stato il ragionamento dei capetti progressisti - potremo inscenare una chiassata in Parlamento e nelle piazze, e cercare di scaricare le responsabilità sul governo Meloni.
Questo è certamente un fattore, ma forse c’è di più. Per ricorrere a un’acuta categorizzazione immaginata dal politologo Luigi Di Gregorio, c’è però anche qualcos’altro, una tendenza in corso da anni e che ora si sta spettacolarmente realizzando sotto i nostri occhi: Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni non sono leader ma follower. Alla lettera, seguono e inseguono un’onda. Sono surfisti che pensano di cavalcarla, ma in realtà ne vengono passivamente guidati. Percepiscono che una ventata di conformismo spira in una certa direzione e si mettono in scia senza nessuna capacità critica, e meno che mai di guida di alcunché.
Si sono “posizionati” come un prodotto sullo scaffale di un supermercato. E ritengono di rendersi riconoscibili rimanendo lì, ridotti a oggetto (altro che soggetto) di iniziativa politica.
E allora chi è il soggetto? Chi è che decide? Bella domanda, con più risposte possibili, o- se vogliamo- con risposte che si collocano a più livelli. Decide il caso, per certi versi. Oppure decide l’imprevedibile e mutevole andamento dell’emozione dell’opinione pubblica, che potrebbe (ed è anche troppo tardi) scocciarsi dei ricattucci degli zatteranti come delle piazze violente qui in Italia. E decidono soprattutto le forze che hanno voluto, organizzato e pagato la Flotilla. E chi sono? Non abbiamo certezze al riguardo, ovviamente.
Ma un’idea ce l’abbiamo, e non è affatto rassicurante.
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