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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
23.09.2025 Guerriglia in Italia, 60 agenti in ospedale
Cronaca di Massimo Sanvito

Testata: Libero
Data: 23 settembre 2025
Pagina: 2
Autore: Massimo Sanvito
Titolo: «Sassate contro la polizia, autostrade paralizzate e foto di Giorgia bruciate: città rosse a ferro e fuoco»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 23/09/2025, a pag. 2, con il titolo "Sassate contro la polizia, autostrade paralizzate e foto di Giorgia bruciate: città rosse a ferro e fuoco", la cronaca di Massimo Sanvito

Assalto alla Stazione Centrale di Milano, uno dei momenti clou delle manifestazioni pro-Pal iniziate assieme allo sciopero generale per Gaza. Una massa di violenti che ha provocato 60 feriti fra le forze dell'ordine. Nessuno stupore: i manifestanti più violenti stanno dalla parte dei terroristi di Hamas e si comportano di conseguenza.

La marmaglia rossa scende in guerra dal mattino nel giorno dello sciopero generale. Si spande da Milano a Napoli, da Torino a Trieste, da Venezia a Firenze, da Bologna a Roma. E' un’onda carica d’odio e violenza che si abbatte contro tutto ciò che incontra. C’è una regia dietro le sassate, dietro i blocchi stradali e portuali, dietro le università occupate. La Palestina è solo la scusa per devastare le città e assaltare le forze dell’ordine. Lo Stato è il nemico da colpire e spaventare.
A Bologna, dopo aver transennato gli accessi all’università, i manifestanti invadono tangenziale e autostrada. Volano pietre, bottiglie e petardi contro la polizia, che risponde con idranti e lacrimogeni.
Si respira a fatica. Tanti mollano il campo e se ne vanno ma i duri e puri dell’area antagonista restano in pista e si scatenano lungo via Stalingrado.
Una trentina di pro-Pal, a volto coperto, recupera mazze e sassi da un cantiere: il bersaglio son sempre gli agenti. Da trenta diventano trecento e all’altezza del Tecnopolo bloccano la circolazione usando tronchi d’alberi e transenne.
Ancora bottigliate. Ancora lacrimogeni. Qualche carica d’alleggerimento. Volano pure biciclette. Un poliziotto ferma un ragazzino e gli grida: «Quanti anni hai? Cosa fai adesso? Dimmelo. Cazzone!». Una signora che passa di lì e in dialetto quasi rimbrotta l’agente: «Ma è un cinno (un ragazzino in bolognese, ndr)». Risposta: «Sì, un bambino che ha preso i bidoni e li tirava». E' minorenne e sarà arrestato (è ai domiciliari), insieme ad altri tre (sono in carcere), per resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Altri due saranno invece denunciati per blocco stradale e altri tre per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. In serata, al grido di «Liberi tutti, liberi subito», un centinaio di persone marcia sulla Questura di per chiedere il rilascio degli arrestati.
Qui Firenze. I facinorosi in kefiah bloccano l’A1. A Campi Bisenzio, due passi dal capoluogo, la manifestazione punta invece la Leonardo: piovono petardi, bottiglie e sassi contro la polizia. Anche a Pisa i compagni bloccano l’autostrada, mentre a Livorno paralizzano il porto (idem a Genova e Catania). A Torino, l’odio rosso investe Giorgia Meloni: una foto col volto del premier viene data alle fiamme. E poi stazioni assediate e vandalizzate, binari occupati, barricate al Campus Einaudi per impedire agli studenti non allineati alla retorica pro-Pal di entrare a studiare. Anche a Napoli i centri sociali travestiti da universitari si appropriano dell’Ateneo. Vietato accedervi. Scorribande anche sui binari della stazione e al porto. A Bari, qualche tensione davanti al consolato israeliano presidiato dai reparti mobili in assetto anti-sommossa: «Assassini», «vergogna», «Israele fascista, Stato terrorista». A Venezia, invece, il porto di Marghera diventa un campo di battaglia. I manifestanti vogliono il blocco commerciale, la polizia risponde con gli idranti. Nel nord-est, Gli scontri infuriano anche a Trieste. A mezzogiorno un manipolo di duecento antagonisti si stacca dal corteo per far partire una sassaiola contro le forze dell’ordine. In mezzo alla strada spuntano diversi cassonetti. C’è aria di battaglia. I reparti mobili sono costretti a rispondere coi lacrimogeni per disperdere i violenti E nella Capitale? Il serpentone partito da piazza dei Cinquecento devia sulla tangenziale Est, col beneplacito della Questura. Si vogliono evitare tensioni. Arrivati all’Ufficio scolastico regionale parte un lancio d’uova: l’obiettivo dei collettivi studenteschi è il ministro Valditara che «non parla del genocidio di Gaza nelle scuole». Tra bandiere e cori contro Israele, la massa fa irruzione alla Sapienza e occupa la facoltà di Lettere e Filosofia al grido di «Palestina libera». Infine, in serata, a Brescia, volano bottigliate e persino cestini contro gli uomini in divisa dopo un tentativo, respinto con cariche e lacrimogeni, di sfondare il cordone.
Il caos rimbalza da nord a sud e travolge tutte le città amministrate da Pd e compagni (di Milano ne diamo conto alle pagine 4 e 5), laddove i sindaci sin dal primo giorno di recrudescenza del conflitto si sono inchinati alla retorica pro-Pal, tra vessilli sui palazzi istituzionali e mozioni anti-Israele, lisciando il pelo ai centri sociali. Ecco presentato il conto: più di cinquanta feriti tra le forze dell’ordine. «Scene inaccettabili, che nulla hanno a che fare con i temi della pace: i professionisti del disordine anche oggi hanno svilito quelle cause, strumentalizzandole, al solo scopo di esercitare violenza contro le forze dell’ordine», commenta il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

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