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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giornale Rassegna Stampa
21.09.2025 La settimana più difficile di Netanyahu
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 21 settembre 2025
Pagina: 12
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La settimana più difficile di Netanyahu»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 21/09/2025 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "La settimana più difficile di Netanyahu".


Fiamma Nirenstein

Alla vigilia del Capodanno ebraico, Netanyahu in missione negli Usa per consolidare i rapporti con l'unico vero alleato (gli Usa di Trump) e per rispondere, all'Onu, alle accuse di chi vorrebbe la delegittimazione e l'annientamento di Israele. Speriamo che il nuovo anno sia migliore.

Settimana complicata a Sparta, pardon, in Israele, da dove Netanyahu parte la prossima settimana con due scopi opposti: parlare venerdì a New York per rispondere alle bordate dell’ONU che si riunisce all’insegna dello Stato palestinese, e poi essere lunedì per la quarta volta ospite di Trump alla White House a Washington. Due tappe, due mondi. Si conclude, lunedì sera, l’anno ebraico 5785, più di centomila riserve sono tornate nell’esercito, nello scontro terribile i soldati perdono la vita quando i terroristi saltano fuori dalle gallerie, la guerra deve separare più di diecimila terroristi dalla gente, che si cerca di spostare in strutture umanitarie. È l’unica via per salvaguardare la popolazione mentre si combatte chi, come ha detto Trump, ha cercato di compiere “un genocidio al più alto grado... facendo anche a pezzi bambini di quattro mesi”. Ma il gioco, che mantiene aperture verso accordi sui rapiti che bloccherebbero la guerra, è segnato dall’apertura della caccia all’ebreo nelle istituzioni, nelle piazze, sui media.

Sembra un orpello battere la jihad islamica: l’Europa adesso, dopo la mossa della von der Leyen verso le sanzioni, indica Israele come un Paese da battere, svergognare, distruggere. Gli ebrei diventano bersagli di violenza; la parola d’ordine è “genocidio”. Netanyahu a New York farà il 14esimo discorso dei 18 anni in cui è stato eletto e rieletto Primo Ministro. L’ONU sa comminare condanne quasi solo a Israele ignorando le violazioni nel resto del mondo: adesso Macron ha preparato con cura il momento in cui la maggioranza voterà per uno Stato palestinese. Istituire uno Stato non è nelle prerogative dell’ONU, e significherà anche la fine degli accordi di Oslo che prevede un accordo fra le due parti.

L’accusa di genocidio di pochi giorni fa è siglata da tre funzionari della Commissione per i diritti umani che hanno deciso usando testimonianze di sicuri accusatori, numeri forniti da Hamas e dai suoi, rimozione degli scudi umani, del 7 ottobre, dei rapiti che, certo, Israele è genocida. L’ Europa esalterà votando in maggioranza per lo Stato palestinese una politica pro jihad, antioccidentale e antiamericana. I palestinesi hanno già rifiutato più volte “due Stati per due popoli”: con il terrorismo di massa, la Seconda Intifada, la Karin A che arrivo dall’Iran con 50 tonnellate di armi nel 2002 ci fu il ripudio di Oslo; la risposta allo sgombero di Gaza del 2005 è stata la l’offensiva del 7 ottobre. Adesso, fra i palestinesi l’87 per cento preferisce Hamas. L’ Autorità nazionale palestinese è un’entità radicalizzata, sostenitrice della distruzione di Israele, che ha giudicato positivamente la macelleria di Hamas; il confine, secondo le linee del '67, dovrebbe collocarsi a circa 10 chilometri dalla costa, dall’aeroporto, dalle maggiori città, i palestinesi vi potrebbero accumulare missili e droni iraniani.

Odio per Israele, denaro a fiumi, fuga dalla verità hanno portato a questo punto: Israele è disegnato come un Paese da cui liberare il mondo. All’ONU si respirerà aria inquinata: Netanyahu lo affronterà per mostrare che Israele non ha complessi, non ha paura, vuole solo distruggere Hamas e riportare a casa gli ostaggi. Lunedì, con Trump: era già di moda dai tempi di Stalin, mettere insieme, colpevolizzando l’Occidente in un’idea orientalista, Israele e gli USA. Ora si tende a ridicolizzare o a caricaturizzare Trump, a criminalizzare Netanyahu, farne complici autoritari e guerrafondai. In realtà i due sul Medio Oriente, ciascuno a suo modo, seguitano a ripetere di perseguire la pace e la restituzione degli ostaggi, ma che con Hamas non la si può ottenere. Semplice, e inascoltato. Anche per i palestinesi si aprirà una fase di pace e ricostruzione oltre l’attuale tragico destino jihadista dopo la fine di Hamas. Speriamo nel 5786.

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