Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Assalti a scuola e violenze diffuse. Siamo ai pogrom Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 18 settembre 2025 Pagina: 12 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «Assalti a scuola e violenze diffuse. Siamo ai pogrom»
Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 18/09/2025 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Assalti a scuola e violenze diffuse. Siamo ai pogrom".
Fiamma Nirenstein
Aula occupata, professore picchiato: succede all'Università di Pisa. A Torino, invece, è l'ateneo che espelle il docente ebreo. Il clima montante di antisemitismo sta ricordando la marea montante di odio che precede i pogrom.
L’atmosfera è marcia, ormai siamo a espulsioni dal Politecnico di Torino, botte a Pisa, assalti ai turisti, chiusura di spazi sportivi e artistici, scioperi, mentre l’Unione Europea sanziona Israele sul copione virtuoso del pacifismo e modella la difesa di Hamas nei panni dell’innocente “popolo palestinese”; e l’ONU scodella di nuovo la sua migliore invenzione nella serqua infinita delle condanne a Israele, quella della parola “genocida”, la peggiore del mondo. Attenzione, l’incitamento a colpire gli ebrei è chiaro: siamo al limite del pogrom. Il proscenio innocente è fatto di carta e schermi, di giornalisti colti che si spostano in massa quasi senza accorgersene da essere consapevoli testimoni di una storia in cui per 75 anni Israele è stata oggetto di una jihad spietata, con la seconda Intifada, seguita agli accordi Oslo, con più di mille morti sugli autobus e in pizzeria, le mille profferte rifiutate, il terrorismo enorme dopo la liberazione di Gaza.
Sfuggono a menti educate due concetti piani: il primo, Hamas non può restare al dominio di Gaza, perché ne va della vita; e non può essere battuta se non con una guerra in cui un esercito senza divisa è mescolato con le case, con le camere dei bambini e gli ospedali. Solo sul terreno si può batterlo, o morire. Vedere il popolo spostarsi in frotte è dura, ma serve a dividerlo da Hamas, che deve essere cacciato, strada obbligata per raggiungere l’obiettivo che perfino la Lega Araba ha indicato. È lunga, costa già 1000 soldati uccisi, 20mila feriti! Ma solo così si può combattere e vincere. Ma il punto è qui: in anni di lavoro e con miliardi di dollari Iran e Hamas hanno costruito gallerie e missili, ma l’idea che la vittoria di Israele vada ostacolata dalla gente perbene. Israele con la campagna sulla fame, i morti, i bambini, gli ospedali colpiti è diventata un paria, un ebreo errante.
L’antisemitismo classico, blood libel, dominio, e quella di “fascismo” riferite a un governo certo non più a destra di quello Italiano o di molti altri governi europei si accompagnano a bestialità storiche come colonialismo, illegalità, razzismo, occupazione. Il messaggio basilare: Israele è indegno di vivere. Venga, invece, lo Stato palestinese, che importa se opprime, con la sharia, gay, donne, bambini, democrazia. Se compie stragi orribili, stupri, rapimenti. Importante che sia il contrario di Israele dove arabi, drusi, circassi, beduini, tutti hanno gli stessi diritti degli ebrei. E si combatte per la sopravvivenza, non per la jihad islamica. È facile, è vero: negarlo è un suicidio morale e anche fisico dell’Europa intera.
Per inviare la propria opinione al Giornale, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante