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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
01.09.2025 I fighetti verso Gaza fra ombre e pastasciutta
Editoriale di Daniele Capezzone

Testata: Libero
Data: 01 settembre 2025
Pagina: 1/13
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «L’intifada sullo yacht»

Riprendiamo da LIBERO di oggi 01/09/2025, a pag. 1/13, con il titolo "L’intifada sullo yacht", il commento di Daniele Capezzone. 

Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

La flottiglia per Gaza di Greta Thunberg parte da Genova. Ma prima gli attivisti si fanno una bella spaghettata a bordo. Scene grottesche che rivelano quanto sia frivola questa ultima iniziativa dei radical chic europei a favore di Hamas.

In Italia il “momento Nando Moriconi” è sempre dietro l’angolo, anche quando uno non se lo aspetterebbe proprio. Mi riferisco all’indimenticabile sequenza di “Un americano a Roma” con Alberto Sordi che si lancia su un piatto di pasta: «Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso! Maccarone, io me te magno...».
Ecco: ieri lo spirito di Moriconi si è improvvisamente rimanifestato durante la diretta Internet che Repubblica.it dedicava al varo della “Flotilla” gretina, con particolare riferimento alla seconda partenza, quella da Genova (la principale era da Barcellona).
Immaginate il trauma del militante progressista collegato online, cresciuto a pane e Francesca Albanese, indignato in servizio permanente effettivo, convinto di assistere a un momento di alta tensione drammatica, direi spirituale. E invece? E invece ecco apparire in primo piano l’equipaggio impegnato in una “magnata” omerica, tutti con piattone e posatine. Diciamo così: guardando le immagini, Netanyahu, i coloni israeliani e Ben Gvir non sembravano né la prima né la seconda né la terza preoccupazione degli inforchettatori gretini.
Il guaio – però – non è la somiglianza con Nando Moriconi.
Anzi. Il personaggio di Sordi era tenerissimo e innocuo, nel suo trasporto verso l’America, nella sua evocazione di cose incongrue («la polizia der Kansas City») o nel suo ripetere parole inesistenti («auanagana»).
Questi altri, invece, insieme a tutto il cast anti-israeliano che abbiamo imparato a conoscere, trovano il loro “auanagana” in una sequenza di slogan tutt’altro che innocui. “Palestina libera dal fiume al mare” allude – senza tanti giri di parole – alla cancellazione dello Stato di Israele, tanto per dire.
Quanto poi al tema delle derrate e degli aiuti alimentari, è veramente imbarazzante – per loro – far finta di non sapere quale ruolo abbia Hamas nel sequestro di quei materiali, nella trasformazione di pacchi e aiuti in strumenti di ricatto verso la stessa popolazione palestinese, oppressa dai terroristi anche attraverso questo sadico taglieggiamento.
Ma ovviamente si cercherà di raccontare il contrario: Israele cattiva, ebrei malvagi, e via vomitando veleno antisemita.
L’ultima volta, all’inizio dell’estate, Idf intervenne per fermare il circo navale di Greta. I soldati israeliani stopparono Greta e la sua barchetta, rifocillarono la ragazza con un sandwich (ottima cosa, mentre lei frignava di essere stata «kidnapped», cioè rapita), e poi la presero adeguatamente in giro: il governo di Gerusalemme definì infatti la sua barchetta un «selfie yacht», cioè un’imbarcazione per farsi le foto. Infine, le impartirono un’autentica lezione di vita, invitandola ad assistere a un lungo video sui crimini commessi da Hamas il 7 ottobre. Lei – ricorderete – si rifiutò di guardarlo. Ma almeno qualcuno aveva provato a spiegarle il confine tra le sceneggiate (le sue) e le tragedie (quelle provocate da coloro che – più o meno consapevolmente – continua a difendere).
A proposito di tragedie: e qui siamo al secondo volto di Greta.
Nel giugno scorso l’autorevole Telegraph, quotidiano di Londra, ha sparato la notizia secondo cui ad aver contribuito a organizzare le spedizioni navali di Greta sarebbe stato un uomo accusato da anni di essere un operativo di Hamas basato a Londra, Zaher Birawi (il quale ha sempre negato con forza questa circostanza).
Ovviamente si tratta di capire se l’indiscrezione sarà confermata e se le accuse si riveleranno fondate. Ma – se così fosse – tutta l’operazione assumerebbe contorni assai più cupi. E soprattutto l’angelica Greta – più o meno conscia di esserlo – si confermerebbe simile a una sorta di scatola vuota variamente utilizzabile, nel passato come nel presente e magari anche nel futuro.
Un tempo ricorderete la quantità di sponsorizzazioni e marchi, con aziende di mezzo mondo che ritenevano utile essere accostate all’attivista green. Oggi – oplà – al posto di quel tipo di marketing potrebbe essercene un altro. Né trasparente né verde, ma opaco e assai inquietante.

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