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Chi sta affamando davvero Gaza 06/06/2025

Chi sta affamando davvero Gaza
Video di Naftali Bennett a cura di Giorgio Pavoncello

Chi sta affamando Gaza? Gli aiuti alimentari da Israele alla popolazione della Striscia sono aumentati ormai del 40% rispetto al periodo pre-bellico. Eppure continuiamo a vedere scene di persone affamate che si accalcano per accaparrarsi il cibo. La realtà è che Hamas usa gli aiuti alimentari come strumento per assoggettare la popolazione. Un video dell'ex premier Naftali Bennett (tradotto con intelligenza artificiale) pieno di dati e prove, ve lo dimostra.



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Libero Rassegna Stampa
29.08.2025 Onu via dal Libano nel ’26. Vincono Israele e Usa
Cronaca di Amedeo Ardenza

Testata: Libero
Data: 29 agosto 2025
Pagina: 12
Autore: Amedeo Ardenza
Titolo: «Onu via dal Libano nel ’26. Vincono Israele ed Usa»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 29/08/2025, a pag. 14, con il titolo "Onu via dal Libano nel ’26. Vincono Israele ed Usa", la cronaca di Amedeo Ardenza.

Unifil si ritirerà dal Libano entro un anno. Finalmente! La missione dei caschi blu non è servita a disarmare Hezbollah, né ad impedire lo scoppio di ben tre guerre in Libano nel 1982, nel 2006 e nel 2023, tutte e tre causate da attacchi di terroristi, OLP prima e Hezbollah poi, contro Israele. Un costo inutile per noi e per la pace, utile solo per i terroristi, che si sono fatti scudo delle forze di pace ONU.

Israele ha lanciato una doppia offensiva in due giorni: una di comunicazione e una militare contro alcuni obiettivi in Siria. Giovedì, il ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato una serie di spot su Youtube per smentire che a Gaza ci sia una carestia: «A Gaza c’è cibo». I video, viene spiegato, sono stati girati nelle ultime settimane nei mercati alimentari della Striscia. «Le immagini non mentono», dichiara una voce fuori campo. «Qualsiasi altra affermazione è una bugia». Nei giorni scorsi il governo avrebbe permesso a dieci influencer americani e israeliani di entrare nella Striscia per «rivelare la verità» sulle condizioni umanitarie dei palestinesi.
Sul fronte militare, a dispetto dei recenti segnali di disgelo fra il governo di Gerusalemme e il regime del nuovo uomo forte di Damasco, l’ex qaedista Ahmad al-Shaara, nella notte fra mercoledì e giovedì le Israeli Defense Forces hanno colpito un sito nei pressi della capitale siriana.
«Abbiamo smantellato le strutture turche installate nelle zone rurali di Damasco per spiarci», ha spiegato un funzionario della sicurezza israeliana alla tv saudita Al-Hadath. «Abbiamo avvertito il regime di al-Sharaa di non giocare col fuoco e di non ascoltare le direttive della Turchia», ha proseguito la fonte, secondo cui «Ankara sta cercando di avvicinarsi a noi più di quanto dovrebbe».
Se il sunnita al-Shaara è riuscito a consolidare il potere in Siria lo deve indirettamente agli israeliani che hanno fortemente ridimensionato la milizia sciita libanese Hezbollah – principale alleato dell’ex presidente siriano Bashar Assad – e direttamente al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, campione dell’arco sunnita. Dura la reazione verbale del governo turco all’attacco israeliano: da un paio di giorni Ankara, che oltre ad al-Shaara sostiene anche Hamas, è stizzita con Gerusalemme dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito «un genocidio» quello perpetrato dall’Impero ottomano ai danni degli armeni fra il 1915 e li 1923. «È chiaro che Israele si aggrappa a qualsiasi falsità per giustificare le proprie azioni criminali», ha affermato ieri Omer Celikse, portavoce del governo turco.
Segnali di intesa, invece, da Israele e Libano. Il governo di Gerusalemme ha accolto con soddisfazione la decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di porre fine al mandato della forza di interposizione nel Libano meridionale (Unifil) alla fine del 2026. Per il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, «i recenti sviluppi in Libano sono positivi. Israele continuerà a garantire che questi progressi non vengano erosi». Di tenore analogo la presa di posizione di Beirut: «Accolgo con favore la decisione del Consiglio di Sicurezza di prorogare il mandato dell’Unifil fino al 31 dicembre 2026», ha dichiarato il primo ministro libanese Nawaf Salam, ringraziando la Francia, «per i suoi sforzi costruttivi volti a garantire il consenso, nonché tutti gli Stati amici nel Consiglio che hanno dimostrato comprensione per le preoccupazioni del Libano».
Clima rovinato dall’esplosione di un drone spia israeliano precipitato nel sud del Libano. Il drone è esploso mentre due militari delle Lebanese Armed Forces (Laf) lo stavano ispezionando, uccidendoli.
Con la decisione adottata all’unanimità dal massimo organo di governo del Palazzo di Vetro, i caschi blu dovranno ritirarsi dal sud del Paese dei Cedri entro la fine del 2027. Unifil è stata istituita dal Consiglio di sicurezza nel 1978, in seguito alla prima offensiva israeliana in territorio libanese ed è stata periodicamente rinnovata come forza di interposizione fra i due nemici. Con risoluzione 1701 del 2006, a seguito del secondo conflitto israelo-libanese, l’Onu incaricò Unifil di controllare la cessazione delle ostilità ma anche di sostenere le Laf nell’opera di schieramento nel sud del Libano e nel disarmo di Hezbollah. Un incarico, quest’ultimo, al quale Unifil non ha potuto dare applicazione stante il secco no dell’agguerrita milizia libanese, fino a poco tempo fa molto più armata delle stesse Laf. Solo dopo il conflitto fra Israele ed Hezbollah che si è concluso a fine 2024 con la decimazione della dirigenza del gruppo terrorista sciita forte di una rappresentanza politica a Beirut, il governo libanese è riuscito a imporsi sulla milizia alleata di Teheran. L’Italia, forte del più grande contingente in Unifil 2, ha avuto il comando della missione Onu fra il 2014 e il 2016 e ancora fra il 2018 e il 2022.

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