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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
28.08.2025 Almeno il Papa si ricorda degli ostaggi
Editoriale del Foglio

Testata: Il Foglio
Data: 28 agosto 2025
Pagina: 3
Autore: Editoriale
Titolo: «Almeno il Papa si ricorda degli ostaggi»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 28/08/2025, a pag. 3, l'editoriale dal titolo "Almeno il Papa si ricorda degli ostaggi".

Almeno il Papa si ricorda degli ostaggi israeliani | Il Foglio
A differenza di molti vescovi che si concentrano su Gaza dimenticando gli ostaggi, Papa Leone XIV ne invoca con forza la liberazione, segnando un importante cambio di passo 

Leone XIV mantiene la barra dritta, senza cedere alla prosopopea pro Pal che ha contagiato tanti vescovi (anche italiani) che elencano i morti di Gaza ma si dimenticano, sempre più spesso, degli ostaggi israeliani che da quasi due anni sono nelle mani dei terroristi di Hamas. Ieri, al termine dell’udienza generale, il Papa ha rivolto l’ennesimo appello perché “si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato”. Fatta la premessa, Prevost ha detto: “Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate il fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”. Infine, il Pontefice si è associato “alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di ‘porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone’”. Parole chiare, condivisibili da chiunque e lontane da ogni retorica politica e demagogica che si strugge per la fame patita nella Striscia e non considera mai le altre vittime, quelle rapite il 7 ottobre e portate nei tunnel sotterranei a patire la fame (sì, anche loro). Il Papa non se lo scorda e pur condannando le azioni del governo israeliano – ha pubblicamente denunciato, ad esempio, l’attacco contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City – sa che la soluzione alla tragedia non potrà essere trovata abbracciando la causa di un popolo e dimenticandosi dell’altro. Dopo le supposizioni sul “genocidio” in essere, un cambio di passo non da poco.

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