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La vita invisibile 12/01/2026 -

La vita invisibile
Un adolescente nell’Italia delle leggi razziali
      Mauro Di Castro

Albatros                                                                    euro 14,90

“Le leggi razziali ci avevano fatto diventare invisibili, ci avevano umiliato nel nostro appartenere alla razza umana, ci avevano relegato in un mondo a parte, ora la persecuzione tedesca ci faceva addirittura sparire, dovevamo diventare delle non persone. Se volevo vivere dovevo semplicemente svanire”

Con queste accorate parole Roberto Di Castro, classe 1927, esprime tutto il dolore e lo sgomento provato da quei bambini e adolescenti ebrei che dopo il 1938 con l’introduzione delle leggi razziali si videro cacciati da scuola, emarginati dai compagni, senza poterne comprendere il motivo. “Ma è una legge ingiusta, io sono sempre stato bravo, che cosa ho fatto”?

Nel bellissimo libro “La vita invisibile” Mauro Di Castro, figlio di Roberto, dà voce al padre e dopo molti anni, basandosi sui racconti ascoltati da lui e da altri membri della famiglia, racconta con uno stile scorrevole e un perfetto inquadramento storico gli eventi drammatici che l’hanno visto coinvolto insieme alla sua famiglia (la mamma, il fratellino Massimo e la sorellina Iuccia) in un arco temporale di circa dieci anni, dall’aprile 1934 al giugno 1944, quando Roma venne liberata dalle truppe alleate.

Della scelta di scrivere la storia di Roberto Di Castro dobbiamo essere grati all’autore perché se il dramma della Shoah ha trovato un posto di rilievo nella letteratura soprattutto con i racconti dei sopravvissuti, o dei figli, ai campi di sterminio, meno note ma non meno importanti per la storiografia sono le vicende di chi “in modo sempre e comunque avventuroso, è riuscito a sfuggire alle deportazioni”. Ma ha lottato ogni giorno per la vita, nascondendosi, facendo appello alle poche persone generose e spesso soffrendo la fame per anni.

Con le Leggi razziali quei giovani ebrei si sono visti strappare una parte importante della loro vita, la giovinezza, che non sarebbe più tornata, hanno sopportato un travaglio psicologico e morale immenso, vivendo il trauma di ritrovarsi nell’arco di poche ore ad essere cittadini di serie B e a dover diventare invisibili.

Roberto è fra i bambini che dall’oggi al domani vede stravolta la propria esistenza.

Dopo la decisione del padre di recarsi in Africa per diventare autotrasportatore e migliorare le condizioni di famiglia, Roberto con la mamma e i fratelli è costretto a lasciare la bella villetta di cui la famiglia usufruiva come custodi di un ricco imprenditore e a trasferirsi nell’abitazione della nonna insieme agli zii che, nel frattempo, erano stati privati dalle Leggi razziali della possibilità di lavorare.

Con il passare del tempo vengono meno i soldi che il padre inviava dall’Africa Orientale e la situazione per la famiglia, già difficile con l’avvento delle Leggi Razziali diventa insostenibile, rendendo sempre più cupa l’atmosfera nella casa.

Il clima per gli ebrei peggiora di giorno in giorno fino ad arrivare al settembre del 1943 quando per le famiglie ebree diventa imprescindibile nascondersi per non essere deportati.

Roberto, che ha dovuto lasciare la scuola, si arrangia come può per raggranellare qualche soldo e un giorno accompagna lo zio Marcuccio che ha l’idea di recarsi a Tuscania per offrire alcune lenzuola e asciugamani in cambio di cibo: purtroppo la farina che ricevono è piena di vermi! In questo lungo e interessante racconto ci sono molti episodi che lasciano sgomenti e indignati dinanzi alla crudeltà e all’indifferenza di tante persone che vedevano ciò che accadeva agli ebrei ma si voltavano dall’altra parte.

Eppure c’è anche chi ha saputo aiutare la famiglia di Roberto e in tal modo l’ha salvata dalla deportazione. Ad esempio quando il sor Nicola, custode della casa di via Vespucci, allontana con decisione i tedeschi dando modo alla famigliola di scappare sui tetti e rifugiarsi nel lavatoio del palazzo accanto. Durante le lunghe ore trascorse nascosti e non avendo nulla da mangiare se non un pezzetto di pane duro comprato alla mattina si nutrono con il Formitrol, un farmaco usato per il mal di gola!

Un'altra figura che non resta indifferente dinanzi all’orrore è il professor Negro, un insigne endocrinologo che, contattato da mamma Adalgisa, trova per loro una sistemazione nei conventi. Non tutto però fila liscio e, come scoprirete leggendo il libro, Roberto si troverà ad affrontare mille peripezie, rischiando anche la vita, prima di assaporare il gusto della “libertà”. Che, come per Liliana Segre ebbe il sapore di una albicocca offerta da un soldato americano, per Roberto fu un pezzo di cioccolato offerto da un soldato alleato. “Misi in bocca quella squisitezza e la assaporai facendola sciogliere in bocca, mi parve di sognare sentendo quella prelibatezza un po’ terrosa scendere giù per la gola”.

La vita a Roma ricominciò immediatamente a pulsare – ricorda Roberto – ma la gioia di ricongiungersi con la madre e la sorella (il padre farà ritorno dall’Africa solo nel 1948) va di pari passo alle nuove sfide da affrontare: la casa, vandalizzata dagli sfollati, da rimettere a posto, la ricerca di un lavoro per contribuire al mantenimento della famiglia, il desiderio di riprendere gli studi per costruire il proprio futuro.

Roberto, consapevole che le leggi razziali e le persecuzioni hanno creato una nuova coscienza negli italiani, si avvicina al sionismo nel dopoguerra trovando finalmente

risposta alle questioni che gli frullavano nella mente e che per molto tempo erano rimaste senza spiegazione.

Pensando a un futuro prossimo in cui la memoria non sarà più trasmessa dai testimoni o dai loro figli questo libro è un documento prezioso per ricordare l’infamia che furono le Leggi razziali, una terribile disillusione per molti adolescenti ebrei come il padre dell’autore che si videro strappare una parte importante della loro vita.

Il racconto che Mauro Di Castro, con semplicità e rigore storico, consegna alle nuove generazioni rappresenta un monito contro il risorgere dell’intolleranza nella nostra società e contro ogni futura forma di discriminazione delle minoranze e dei più deboli.

Giorgia Greco

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