Cile: il pericolo di Daniel Jadue 18/07/2021
Analisi di Ben Cohen
Autore: Ben Cohen
Cile: il pericolo di Daniel Jadue
Analisi di Ben Cohen

(traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.jns.org/opinion/chile-the-peril-of-daniel-jadue/

Chile: Please Vote to Bury Neoliberalism | News | teleSUR English
Daniel Jadue

La settimana scorsa l'attivista anti-sionista Roger Waters, noto anche per essere stato il bassista dei veterani del rock, i Pink Floyd, ha espresso un forte sostegno a uno dei candidati alle elezioni presidenziali cilene, che si terranno il 21 novembre di quest'anno. Il candidato preferito di Waters, Daniel Jadue, è sia un rappresentante del Partito Comunista sia un membro della forte comunità palestinese che in Cile conta 300.000 persone, la più grande diaspora araba palestinese al di fuori del Medio Oriente. Con queste credenziali, non c'è da stupirsi che Waters, un fanatico sostenitore del movimento per il boicottaggio dello Stato ebraico, abbia acclamato Jadue come il contrappeso alle “fazioni di Pinochet che rimangono in Cile, in quel grande e bellissimo Paese. … non ho dubbi che sia davvero un brav'uomo, noi abbiamo bisogno di lui.”

È vero che l'ex dittatore, il generale Augusto Pinochet, morto nel 2006, ha ancora i suoi sostenitori in Cile. Pinochet aveva raggiunto la notorietà nel settembre del 1973, quando guidò un colpo di Stato di destra contro il governo del Presidente Salvador Allende, una coalizione di sinistra guidata da un marxista dichiarato, ma che comunque sia, era stato eletto democraticamente. Per questo motivo, lo stretto sodalizio tra comunismo e brutale autoritarismo, che oggi resta evidente, senza mezzi termini, in Cina, Cuba e Venezuela, è meno ovvio nel contesto cileno. Mentre cavalca un'ondata populista che lo ha spinto alla posizione di candidato leader nei sondaggi d'opinione, il 54enne Jadue è in una posizione comoda per propagandare le sue credenziali democratiche, nonostante le sue simpatie per il Partito Comunista.

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Tutto questo è una notizia terribile per i cittadini ebrei del Cile - ce ne sono solo 20.000 - che considerando la lunga serie di dichiarazioni antisemite e antisioniste di Jadue, si chiedono cosa abbia in serbo per loro l'immediato futuro. Come in tutto il resto del mondo, in Cile l'antisemitismo è cresciuto vorticosamente nell'ultimo decennio; la potenziale elezione di Jadue lo potrebbe far salire ad un ulteriore livello, e forse questo è il motivo per cui la scorsa settimana, un gruppo bipartisan di rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti ha scritto al Segretario di Stato americano, Antony Blinken, per sottolineare che nel Paese “una sistematica campagna di delegittimazione contro Israele" sta rapidamente “sconfinando nell'antisemitismo.”

Se Jadue fosse un ebreo con una famiglia numerosa in Israele, la sua candidatura sarebbe probabilmente messa in pericolo da un fiume di campagne negative che calcherebbero il tema della doppia lealtà.  Potremmo immaginarci i suoi avversari chiedersi con un tocco di compiacimento “Quale viene prima? Il Cile o il sionismo?” Ma come palestinese che celebra il suo retaggio arabo ed che spesso si vede in pubblico con una kefiah che gli avvolge le spalle, Jadue può stare certo che questi stessi critici della presunta doppia lealtà ebraica. non gli avrebbero mai fatto una caricatura come “Palestina Innanzitutto”, né lo avrebbero accusato di mettere la causa palestinese al di sopra degli interessi nazionali del Cile. Inoltre, dal momento che difficilmente lui sarebbe in grado di offrire sostegno militare ad Hamas o a qualsiasi altro gruppo terroristico palestinese, la sua solidarietà con una nazione situata a 8.000 miglia dal continente cileno sarà in gran parte politica (espressa attraverso la retorica e i simboli, per esempio strade intitolate a dei terroristi palestinesi) come anche legislativa, verosimilmente con l’appoggio (sostenuto dal governo) alla campagna BDS da parte del parlamento cileno o di diverse amministrazioni locali. Questo futuro stato di cose equivarrebbe a un altro esempio di come le politiche antisioniste del governo siano davvero una maschera per la persecuzione antisemita delle comunità ebraiche locali. Abbiamo già assistito proprio a questo fenomeno in Unione Sovietica e in molte delle sue repubbliche satelliti dell'Europa Orientale durante la Guerra Fredda. Lo abbiamo visto anche nel mondo arabo, in particolare dopo la creazione di Israele nel 1948, quando le comunità ebraiche subirono la pulizia etnica totale in Paesi come l'Egitto e l'Iraq. Perché un Presidente come Jadue non dovrebbe seguire lo stesso percorso in Cile? Dopotutto, le sue inclinazioni personali si orientano già in quella direzione, come dimostra la rivelazione, avvenuta il mese scorso, dell'annuario del liceo di Jadue risalente al 1983.

La voce su di lui commentava con simpatia il desiderio del candidato presidente di “ripulire la città dagli ebrei” e suggeriva che un regalo appropriato sarebbe stato “un ebreo per lui da utilizzare come tiro al bersaglio.” C'è una forte possibilità che un esperimento di socialismo guidato da Jadue in Cile fallisca, come è successo in Brasile, dove il Partito dei Lavoratori guidato dal tanto acclamato sindacalista Luis “Lula” Ignacio da Silva è crollato in mezzo a corruzione e abusi sistemici, o come sta avvenendo ora a Cuba, dove migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro la repressione politica e la cattiva gestione economica del Partito Comunista. Se ciò dovesse accadere, allora Jadue potrebbe decidere, seguendo lo stesso approccio della sua amata e compianta Unione Sovietica, che selezionare gli ebrei come “tiro a segno” dando la colpa a loro ed alle forze “globali” schierate dietro di loro per i mali del Paese. sarebbe una strategia che potrebbe produrre benefici almeno a breve termine. C'è ben poco che si possa fare dall’esterno per fermare l'ascesa di Jadue. Se i sondaggi fossero corretti e vincesse a novembre, lui farà del suo meglio per presentarsi come la reincarnazione di Salvador Allende, un socialista di princìpi che rischia l'espulsione dall'incarico per le onnipresenti macchinazioni della CIA. Per quanto questo risultato sia improbabile, è una narrativa che piacerà a molti elettori cileni per ragioni storiche. La grande domanda da porsi da qui a novembre, è se i cileni vogliano assistere ai successivi fallimenti dell'estrema sinistra in America Latina dove, la promessa di una massiccia ridistribuzione della ricchezza, lascerebbe invariabilmente il posto al governo corrotto di un partito che immiserisce le masse proprio come aveva già fatto il vecchio regime o decida invece, dopotutto, che Daniel Jadue non fa per loro.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate