Le vignette danesi e l’intolleranza islamica
Commento di Stefano Piazza
Testata: Confessioni elvetiche
Data: 28/10/2020
Pagina: 1
Autore: Stefano Piazza
Titolo: Le vignette danesi e l’intolleranza islamica
Le vignette danesi e l’intolleranza islamica
Commento di Stefano Piazza

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Le vignette di Kurt Westergaard

Kurt Westergaard, vignettista e maestro di scuola, non avrebbe mai pensato che una serie di vignette, tra le quali alcune pubblicate nel settembre 2005 sul più popolare quotidiano danese Jyllands Posten, avrebbero letteralmente incendiato il mondo islamico. In particolare, a fare infuriare l’Islam intollerante e militante è stata una vignetta che ritrae il profeta Maometto con una bomba nel turbante. Il caso della vignetta di Westergaard si può considerare uno dei primi e più chiari segnali di come esista una parte dell’Islam che non tollera alcuna ironia su di sé e che, per questo, è pronto anche a dare battaglia. In Danimarca, tali obiettivi sono apparsi chiari grazie alla martellante propaganda di un paio d’imam danesi che mettevano nel mirino proprio Kurt Westergaard, sfuggito a un attentato già nel 2010, quando un cittadino somalo vicino ad Al Qaeda aveva tentato di ucciderlo a colpi d’ascia nella sua abitazione di Aarhus (il disegnatore si salvò rifugiandosi in una stanza blindata, mentre l’attentatore venne fermato in tempo dalla polizia). Sempre nel 2010, i servizi segreti danesi hanno sventato un attentato che, se fosse riuscito, «probabilmente avrebbe fatto le stesse vittime [200, ndr] della strage di Mumbai del novembre del 2008». Per il fallito attentato sono stati arrestati cinque uomini, quattro in Danimarca e uno in Svezia. Il capo del commando era un tunisino di 44 anni e, insieme a lui, sono stati fermati un iracheno con una domanda di asilo politico in corso e tre cittadini svedesi di origine libanese e tunisina. A casa loro la polizia ha trovato munizioni, pistole e silenziatori. Il sito web dello Jyllands Posten ha pubblicato la lista completa dei non pochi tentativi sventati dalla polizia di compiere attentati contro il giornale che aveva pubblicato le vignette di Westergaard. Già nel febbraio 2008 tre uomini erano stati arrestati per aver progettato l’assassinio di Westergaard e nell’ottobre 2009 la polizia americana aveva arrestato a Chicago due cittadini americani che avevano pianificato un attacco contro il giornale che pubblicava le sue vignette. Nel giugno 2010, invece, in Nord Africa furono catturati due uomini con l’accusa di progettare un attacco contro Westergaard e, nel settembre dello stesso anno, a Copenhagen fu arrestato un ceceno che aveva fatto esplodere per errore un ordigno artigianale all’Hotel Jorgensen. Nelle stesse settimane, anche un curdo iracheno fu arrestato in Norvegia: accusato di aver pianificato un piano contro lo Jyllands Posten, confessò.

AKKARI-LABAN Questa campagna d’odio va attribuita in particolare a due imam: il palestinese Ahmad Abu Laban della Islamisk Trossamfund e il libanese Ahmed Akkari, portavoce del Comitato europeo per onorare il Profeta, con sede a Copenhagen. I due costruirono scientemente un documento incendiario di 43 pagine chiamato Akkari Laban, che voleva dimostrare come i musulmani venivano disprezzati e ridicolizzati in Danimarca. Il risultato della propaganda anti-danese è andato oltre le attese. Lo scrittore Lars Hedegaard, vittima di un attentato Il direttore dell’International Free Press Society, lo scrittore Lars Hedegaard, molto conosciuto per le posizioni dure sulla situazione dell’Islam in Danimarca, si è salvato miracolosamente da un agguato tesogli il 6 febbraio 2013 da un uomo vestito da postino, che si era fatto aprire la porta di casa con la scusa di consegnare un pacco. Il killer gli ha sparato alla testa, come in un’esecuzione mafiosa. Dopo aver mancato lo scrittore, la pistola dell’attentatore si è inceppata. L’aggressore è poi riuscito a fuggire dopo una breve colluttazione con Hedegaar. «La pallottola mi ha sfiorato l’orecchio destro, poi ho dato un pugno sulla faccia a quel tizio, gli ho fatto cadere la pistola e lui è scappato», racconterà lo scrittore, che da allora vive scortato e blindato in casa ma che non ha rinunciato a denunciare la progressiva mancanza di libertà di espressione venutasi a creare nel suo paese. Su Lars Hedegaard pende una condanna dei talebani pakistani, che hanno messo una taglia di un milione di dollari sulla sua testa. «Chiunque insulti il profeta merita di morire» disse il defunto leader talebano Dadullah Akhund (morto in battaglia nel 2007) che, per stimolare ulteriormente la caccia allo scrittore, promise una ricompensa di cento chili d’oro a chi avesse ucciso Hedegaard, il quale oggi non può nemmeno uscire di casa.

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