IC7 - Il commento di Daniele Scalise: Il caso Corbyn, la sinistra e l'antisemitismo
Dal 15 al 20 luglio 2019
Testata: Informazione Corretta
Data: 22/07/2019
Pagina: 1
Autore: Daniele Scalise
Titolo: IC7 - Il commento di Daniele Scalise: Il caso Corbyn, la sinistra e l'antisemitismo
IC7 - Il commento di Daniele Scalise
Dal 15 al 20 luglio 2019

Il caso Corbyn, la sinistra e l'antisemitismo

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"Antisemita e razzista"


L'inchiesta della Bbc sull'antisemitismo all'interno del Partito Laburista inglese, andato in onda il 10 luglio e firmato da Panorama, ha sollevato molta e ragionevole indignazione ma più ancora problemi. Il ritmo meditato dell'inchiesta, le interviste secche, le dichiarazioni inequivocabili dei 'whistleblowers' - testimoni con volto, nome e cognome - illuminano un aspetto inquietante dello storico partito inglese che dal 2015 è nelle mani di Jeremy Corbyn e che conserva, incoraggia e - appena sente aria di bruciato - tenta di occultare profonde pulsioni antisemite. Fino all'arrivo di Crobyn, la Sezione Controversie del partito non aveva un granché da fare tanto che Mike Craighton, che dal 2009 al 2017 ne era direttore, sostiene che "in quel periodo avevamo tre, quattro, cinque persone che lavoravano in quell'ufficio. Appena giunto Corbyn lo staff si è moltiplicato arruolando gente che aveva una visione specifica e che, ahimè, dava ossigeno ad un crescente antisemitismo". La spregiudicata e ottusa militanza filopalestinese di Corbyn, il suo devoto omaggio alle tombe dei terroristi di Monaco, la dichiarata ostilità nei confronti di Israele hanno fatto saltare il tappo. Del resto quel che emergeva lo potevano constatare tutti: nelle manifestazioni laburiste di piazza di questi ultimi anni sempre più sono visibili cartelli minacciosi con su scritto 'Israele deve morire' o 'Israele è il problema, noi la soluzione'. Kat Buckingham, a capo del team d'investigatori interni del partito dal 2015 al 2017, davanti alle telecamere ha confermato: "Il problema era enorme, e non era stato tirato fuori da vecchi blairiani amareggiati come veniamo descritti. L'ambiente era astioso, e nel partito c'era una specie di guerra civile". 

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Al centro Jeremy Corbyn


Nel 2016 nelle riunioni del collegio elettorale di Riverside (Liverpool) volano parole grosse e la tensione sale al massimo. La parola 'sionista' viene usata come una mazza chiodata tanto che Louise Ellman - parlamentare laburista e vice presidente del Jewish Leadership Council - si trova a doverne pagare le spese: "Io ero lì per parlare di sanità, trasporti, servizi pubblici, lavoro e disoccupazione, e quelli volevano parlare di Medio Oriente, e sopratutto del problema israelo-palestinese. Divenne molto sgradevole e c'era gente che se ne andava piangendo". Le cronache del rovente dibattito diventano di dominio pubblico. I giornali le dettagliano e le troupe televisive le registrano mentre un numero sempre più cospicuo di elettori laburisti mostrano segni di insofferenza e imbarazzo nei confronti di un vertice smidollato tanto che il partito è costretto ad aprire un'inchiesta e ad affidarla a Ben Westerman, unico ebreo dell'Ufficio Controversie. Il quale non impiega molto a capire l'aria che tira: "Una tipa che dovevo sentire per l'inchiesta mi si gira contro e mi fa: tu da dove vieni? Io le chiedo: che vuol dire da dove vengo? E quella: ti ho chiesto da dove vieni. E io: non capisco di cosa stiamo parlando. E lei: vieni da Israele?". Westerman scuote la testa: "Come fai a rispondere a una cosa del genere? Danno per scontato che sei legato al governo israeliano. E quest'ossessione tracima nell'antisemitismo". Le testimonianze raccolte dalla Bbc descrivono un clima di intimidazione, di tentativi di tacitare, di mischiare le carte, di occultare le prove, di scoraggiare ogni iniziativa. Alcuni funzionari lasciano il Labour dopo un lungo e sofferto travaglio personale. Izzy Lenga, una ragazza entrata nel partito nel 2015, dice: "Ogni giorno venivo fatta segno di offese antisemite. Mi dicevano che Hitler aveva ragione. Mi dicevano che Hitler non era andato fino in fondo". Nel 2018 Corbyn piazza Jenny Fromby a capo dell'Ufficio Controversie. La signora si affretta a rilasciare dichiarazioni canoniche e giura che "contrastare l'antisemitismo nel partito è una priorità". Lo stesso fa Corbyn ormai messo in serio imbarazzo da se stesso prima ancora che dai propri compagni di partito. Fanno sul serio? Sono sinceri? Dan Hogan, che ha lavorato in quell'ufficio per un paio d'anni, chiosa: "It's a joke", tutte fesserie. I membri del partito chiamati a indagare sull'antisemitismo lasciano, uno via l'altro, il proprio incarico. "Non ce la facevo a risolvere il problema e ad arginare l'ondata. Mi sono sentita così impotente e colpevole per il fallimento che m'è venuto un esaurimento nervoso", ammette Kat Buckingham. 

C'è di peggio. Il giovane Sam Matthews, anch'egli nello staff dell'ufficio che avrebbe dovuto far luce sulla piaga antisemita tra i laburisti, è sul punto di commettere un atto irreparabile: "Me ne stavo seduto al mio posto di lavoro e pensavo che non potevo più fare cose che mi ripugnavano profondamente. Il Segretario Generale (Jenny Fromby, n.d.r.) non mi stava a sentire e quando ho dato le dimissioni mi è passata per la testa un'idea che non dovrebbe avere nessuno: ho pensato seriamente di suicidarmi saltando giù dal suo balcone (della Fromby, n.d.r.) per non sentirmi più in trappola". Inutile dire che il Labour ha accolto il servizio della Bbc come un'offesa cercando di screditare malamente i testimoni, accusati di essere sudditi infedeli e rancorosi. Il presidente dell'Agenzia Ebraica Isaac Herzog chiede ora che il Labour apra un'inchiesta e dice che Corbyn e compagni hanno valicato il confine che separa la critica a Israele posizionandosi in area antisemita. Ripete quel che molti prima di lui hanno detto: "E' legittimo criticare qualsiasi governo. Io stesso l'ho fatto come leader dell'opposizione dall'interno della Knesset, parlamento democratico vivace e dinamico come ne puoi trovare in ogni democrazia liberale. E' da antisemiti demonizzare Israele e gli israeliani come male congenito. E' da antisemiti applicare il doppio standard nei confronti di Israele, obbligarlo cioè a standard che nessun'altra nazione è chiamata a osservare. Ed è da antisemiti delegittimare il diritto del popolo ebraico a un proprio stato sovrano, e ad applicare questo rifiuto esclusivamente nei confronti degli ebrei e di nessun altro popolo". Guardando il documentario della Bbc un pensiero va alla sinistra italiana la cui ideologia e pratica sono stati da decenni dominate da un fiero e immutato antisionismo. Per poi, a volte, svegliarsi una mattina - come è successo a Fausto Bertinotti - e rendersi conto che 'l'antisionismo ha sfondato il muro dell'antisemitismo'. Troppo poco. Del resto poche voci - e inascoltate - hanno denunciato il tic e tentato di aprire un dibattito autentico. Ho riletto di recente un libro pubblicato più di dieci anni fa: 'La fine di Israele', malinconico e appassionato ragionamento di Furio Colombo, giornalista e parlamentare del Pd la cui voce si è però dispersa nel deserto. O la sinistra - qualsiasi cosa voglia questo termine voglia dire - affronta a muso duro la questione, o la questione è destinata alla permanenza. Eluderla, esibire sentimenti nobili un tanto al chilo, esecrare le manifestazioni più esplicite e imbarazzanti, non aiuta quanti cercando una ridefinizione della propria visione politica. Fingere che si tratti di una questione marginale, di polemiche sovradimensionate, di manipolazioni arzigogolate e accontentarsi di appelli provvisori quanto retorici non porta da nessuna parte. Non andare da nessuna parte chiama in causa la coscienza di ognuno. Sopratutto di ogni elettore della sinistra. Ne conosco tanti che so essere persone e cittadini seri, dotati di cervello e con aspirazioni alte. Persone generose e colte, legate a una storia che ha avuto molti momenti nobili e forti ideali. Se non sono loro a intestarsi la responsabilità, nessun altro può farlo per loro. 


Daniele Scalise

takinut@gmail.com